Personaggi – Umberto Brindani. Il cignetto

Se a 45 anni è arrivato fin qui, a condirettore di Panorama prima e a direttore di Gente poi, vuol dire che sa stare sul filo del vento, che non è tipo da scuffiare. E la naturalezza con cui ha superato ogni cambio di bordo nella carriera indica un carattere determinato ma anche un’intelligenza duttile e gentile. Lo dice la storia, la sua storia. Umberto Brindani nasce il 4 aprile 1958 a Busseto, la culla di Verdi e del culatello, di sapienti ristoratori e di esimi colleghi come il povero Lino Rizzi e il Vittorio Testa di Canale 5. Il padre fa il mestiere del paese, alleva maiali, la madre è una casalinga con diploma di maestra e sarà  la sua vera guida. Il ragazzo fa il liceo scientifico a Cremona e l’università  a Bologna dove si laurea con lo storico Nicola Matteucci sul socialismo liberale di Carlo Rosselli, tesi da cui deriva alcuni interventi sul Mulino. Gli si spalanca davanti una brillante carriera di cupo accademismo. La famiglia è raggiante, lui un po’ meno e guarda già  avanti. Da sempre lo rode il tarlo del giornalismo ma non sa come arrivarci. Riesce a fare un primo colpo: quando esce il libro di Giorgio Bocca ‘Mussolini social fascista’, gli telefona per chiedergli un’intervista. Bocca gli dice rauco: “Vieni qui fra un’ora”. Il qui è a Milano, via Bagutta, lui è a Bologna. Si fionda in macchina, intervista, scrive e porta il pezzo a Baldassarre Molossi che te lo spara a tutta pagina sulla Gazzetta di Parma. Intasca 30mila lire e la cosa muore lì. Allora bussa alla porta dell’Ifg, il corso di giornalismo dell’Ordine lombardo. Ci sono 40 posti e 700 aspiranti e lui è uno dei 40. Deve aver fatto proprio un bell’esame di ammissione perché uno degli esaminatori, Franco Serra, poche settimane dopo lo assume a Espansione. Non sa nulla di bot, figurarsi dei bond, ma a 26 anni si impara in fretta. Infatti due anni dopo è a Italia Oggi dell’Ipsoa diretto da Marco Borsa e nell’87 a Panorama, redazione economia, portatovi da Antonio Mereu sotto la direzione di Claudio Rinaldi che lo promuove inviato speciale.  Pare allevato apposta per farne uno specialista in economia e finanza e invece dice che oggi per lui la materia è come il freddo per un dente cariato, gli è rimasta una certa sensibilità . Sarà  Andrea Monti nel ’92 a cacciarlo dentro il mestiere facendolo entrare nel desk centrale come caporedattore. Di lì in avanti ogni direttore un passetto in avanti: vice direttore con Giuliano Ferrara, in linea con Nini Briglia, esecutivo con Rossella che un anno fa gli affida la condirezione. “A Panorama mi sono occupato di tutto”, dice oggi Brindani, “di economia, di attualità , di scrittura, impaginazione, ricerca foto, borderò, rapporti sindacali e con l’azienda, di copertine, promozioni, pubblicità . Conosco bene la macchina del giornale anche perché spesso mi sono trovato a governarlo da solo. So dove mettere le mani”.
Prima – Come in barca, anche lì bisogna saper fare tutto.
Umberto Brindani – Aridaje. Però se proprio insiste il parallelo tiene. La barca, come il giornale, ti insegna a prenderti delle responsabilità , ad affrontare le emergenze, a sporcarti le tue manine di intellettuale e a ficcarle nel motore. Anche uno come me, velista normale come sono un giornalista normale, deve saper fare tutto. E poi come la barca anche il giornale ti permette di coltivare dei sogni.
Prima – Adesso le mani nel motore di Gente le ficcheranno il condirettore Pino Aprile e il vice direttore Roberto Angelino, due che per vent’anni hanno lavorato nella sala macchine di Oggi.
U. Brindani – Per forza. Ero abituato a un giornale strutturato gerarchicamente a piramide, dove si sapeva sempre chi faceva cosa e chi ne rispondeva. Qui niente, qui ho trovato una decina di redattori che si occupano di tutto, senza specializzazioni. Adesso la prima cosa che devo fare è individuare le professionalità  e intanto arricchire l’organico con un inviato come Marco Gregoretti, punta di Panorama e di Gq, e di Gennaro De Stefano, storica firma di Oggi, grande cacciatore e raccontatore di storie.

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Nella foto,
Umberto Brindani

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