Personaggi – Carlo Verdelli. Il mestiere innanzitutto

Carlo Verdelli, arrivato il 12 gennaio alla direzione di Vanity Fair con il compito di riposizionare la testata con iniezioni di attualità  per farne un settimanale di prima lettura, ha il giornalismo nel sangue e in questa chiave intende interpretare anche l’incarico di vice presidente per lo sviluppo editoriale di Condé Nast Italia.  Prese in mano le redini del settimanale, ha iniziato a introdurre nuovi temi (l’intervista al giurista del lavoro Pietro Ichino sulla difficile stagione degli scioperi o il colloquio con Giovanni Sartori su Norberto Bobbio), a inserire nuovi collaboratori (Giorgio Dell’Arti, Pino Corrias e Gad Lerner), a ospitare commentatori ‘one shot’, come Ferruccio de Bortoli che ha recensito l’ultimo film della saga del ‘Signore degli Anelli’. E ha inaugurato un nuovo stile di lavoro: dopo la morte di Helmut Newton ha chiamato al lavoro di sabato la redazione per mettere in pagina un reportage sui Savoia – l’ultimo realizzato dal celebre fotografo tedesco – inutilizzato da un anno.  Verdelli è nato 46 anni fa a Milano, in viale Espinasse, vicino a Quarto Oggiaro, periferia nord della città . Nel ’78 è assunto alla Mondadori a Duepiù. Ci resta cinque anni, poi passa a Pm (Panorama Mese), dove lavora tre anni, diventando caposervizio quando alla direzione arriva Claudio Sabelli Fioretti. A fine ’86 Alberto Statera lo chiama a Epoca: redattore, inviato, caporedattore centrale e nel ’91, quando la testata è guidata da Nini Briglia, vice direttore. È a Epoca – testata con l’eterna ambizione di essere il Life italiano – che a stretto contatto con fotoreporter come Lotti, Mori, Leto, Del Grande, Bonatti, De Biasi, Calligani (“quelle impareggiabili teste di cazzo”, li definisce affettuosamente nella prefazione del libro ‘Uno sguardo discreto’ della Leonardo) impara a usare le fotografie, a sceglierle, a tagliarle e a metterle in pagina. Alla fine della primavera del ’94 Paolo Mieli lo ingaggia per dirigere Sette, il magazine che l’allora direttore del Corriere della Sera vuole trasformare in un maschile tipo Epoca. Ci resta poco più di due anni (famoso è lo scoop del nudo di Martina Colombari, allora fidanzata con Alberto Tomba): il 12 settembre ’96 Mieli annuncia l’intenzione di nominarlo vice direttore del Corsera con delega alla supervisione dei tre settimanali (Sette, Tv Sette, Io Donna). Mentre la redazione del quotidiano milanese di via Solferino mugugna, alla Mondadori si parla di un suo ritorno come responsabile di Panorama. La ratifica al Corsera arriva due mesi dopo con un voto di fiducia risicato, dimostrazione anche di una certa insofferenza dei giornalisti della testata a ritrovarsi ai vertici qualcuno che non appartiene alla loro covata.

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Nella foto,
Carlo Verdelli

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