Sindacato – Rai. A Torino i politici litigano

Il vento della balcanizzazione, con accuse reciproche tra giornalisti di opposte tendenze, lettere, assemblee, interrogazioni parlamentari, soffia ormai anche sulla sede Rai di Torino. Lo scontro si è ufficialmente aperto il 24 gennaio. Dopo aver girato immagini e interviste di una manifestazione del locale Coordinamento genitori contro la riforma scolastica di Letizia Moratti, il giornalista incaricato del servizio, Giampiero Amandola, ha pensato bene di invitare in studio il sottosegretario all’Istruzione Maria Grazia Siliquini, creando un contraddittorio apparente (i manifestanti intervistati parlavano, il sottosegretario, in studio, guardava e chiosava) tra governo e oppositori. La tecnica, senza precedenti, almeno a Torino, ha fatto infuriare i colleghi del centrosinistra, oltre allo stesso Coordinamento genitori. Si è riunita un’assemblea e ben 21 giornalisti hanno sottoscritto un documento di critica, chiedendo al caporedattore Bruno Geraci (ex democristiano ora vicino al Polo), che per altro era via per il weekend, maggiore sorveglianza e “più equilibrio”. Il testo è stato distribuito ai giornali, e fin dal lunedì successivo sono iniziati ad arrivare interventi politici di varia natura: prima una lettera a Repubblica’ del segretario regionale diessino Pietro Marcenaro, poi un’interrogazione parlamentare alla Camera presentata da un gruppo di parlamentari ulivisti, poi una sorta di smentita dell’interpellanza stessa da parte di altri esponenti dell’Ulivo che non se la sentono di criticare Geraci. Quest’ultima iniziativa è stata promossa da Giorgio Merlo, giornalista Rai, deputato della Margherita, uno di quei democristiani che ancora non si sono rassegnati alla fine della Dc. Merlo, da sempre molto attivo nel sostenere a Roma la causa di una sede torinese della Rai in perenne crisi di risorse, di iniziative e di programmi, ha fatto sottoscrivere la ‘smentita’ (un criptico comunicato nel quale si diceva che se la sede torinese è in crisi non è per colpa di Geraci e che la politica non c’entra nulla) a un altro parlamentare, Gianfranco Morgando, e perfino al vice sindaco popolare di Torino, Marco Calgaro, che a sua volta, dopo aver letto le agenzie, ha sentito il bisogno di rettificare il tiro: Geraci non è il diavolo, ma deve fare un po’ più di attenzione. All’interpellanza alla Camera ne è poi seguita una, dello stesso tenore, al Senato, mentre il 16 febbraio Petruccioli e Gentiloni saranno a Torino per un’iniziativa ulivista sui problemi dell’informazione. Un’occasione nella quale lo stesso Marcenaro conta di lanciare una nuova parola d’ordine: “Se il centrosinistra governerà , anche a livello locale, ci impegniamo a resistere alla tentazione di una Rai ‘colonizzata’ e a invertire la rotta di una comunicazione regionale che usa i soldi pubblici a fini di propaganda”. Insomma, la bagarre politica pre-elettorale ha investito in pieno anche la Rai torinese.

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Nella foto, Giorgio Merlo


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