Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Di fronte ai membri della commissione Trasporti e Cultura sono sfilati il presidente della Fieg, Luca Cordero di Montezemolo; Lucia Annunziata e Flavio Cattaneo (sempre più in rotta di collisione), presidente e direttore generale della Rai; e il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. Ma, soprattutto, hanno ridetto la loro i due garanti: Giuseppe Tesauro per l’Antitrust ed Enzo Cheli per l’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni. E le parole echeggiate al quinto piano di Montecitorio, a eccezione di quelle di Confalonieri, non sono state certo miele per le orecchie della maggioranza. Dopo che il capo dello Stato, il 15 dicembre scorso, ha rinviato la legge di riforma del sistema radiotelevisivo alle Camere ritenendola in palese conflitto con le sentenze della Corte costituzionale in materia di pluralismo, tutti hanno infatti espresso lo stesso concetto: la legge va cambiata. Di più: secondo Cheli anche il decreto legge tampone varato dal governo per prorogare le trasmissioni analogiche di Retequattro sarebbe sbagliato. Tesauro, da parte sua, ha ribadito le critiche al Sic, il sistema integrato delle comunicazioni, sottolineando che è “inutilizzabile” per riscontrare le posizioni dominanti fissate al 20%. Come reagirà  la maggioranza? A parte la Lega – l’unica che con il vice presidente del Senato, Roberto Calderoli (foto), ha ipotizzato di rispedire al Colle il testo tale e quale obbligando così Ciampi alla firma – sono soprattutto i centristi di Marco Follini a voler recepire tutte le indicazioni del capo dello Stato (l’onorevole Rodolfo De Laurentiis ha subito rispolverato gli emendamenti che l’Udc è stato costretto a ritirare al Senato in cambio delle dimissioni anticipate del Cda di Viale Mazzini), mentre Alleanza nazionale nicchia e Forza Italia fa i suoi conti.


Decreto salva Retequattro – Ddl di conversione n. 2674 – Mentre la Camera dei deputati ha avviato l’esame delle modifiche alla legge Gasparri (l’appuntamento in aula è fissato per il 26 gennaio), al Senato tocca esaminare il decreto varato dal governo – nella seduta del Consiglio dei ministri del 23 dicembre scorso – per evitare l’entrata in vigore del dispositivo della sentenza della Corte costituzionale che a partire dal 1° gennaio 2004 prevedeva sia la trasmissione di Retequattro solo attraverso il satellite sia l’eliminazione della pubblicità  su Raitre e il suo finanziamento unicamente attraverso il canone (con la conseguente liberalizzazione dei tetti pubblicitari per Raiuno e Raidue e dunque con un ulteriore danno nei confronti delle reti Mediaset). Il decreto ha in parte recepito le osservazioni del presidente Ciampi.


Riforma della par condicio – Il destino della riforma del sistema radiotelevisivo si incrocia con quello della maggioranza: si farà  il rimpasto? Ci sarà  un Berlusconi-bis? Chi aumenterà  il proprio potere all’interno della coalizione di centro- destra, e chi lo perderà ? Non c’è dubbio che per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, la legge Gasparri sia la madre di tutte le riforme: hanno buon gioco dunque gli alleati per far pesare, ora più che mai, le proprie richieste. Ma se è vero che la politica è l’arte della mediazione dei vari interessi, ecco che sul piatto della bilancia il Cavaliere ha messo un’altra posta: la cancellazione della legge sulla par condicio.


Conflitto d’interessi – Ddl  1206 – Come previsto, il Senato non è riuscito ad approvare la legge prima della fine dell’anno. E così il testo, dopo l’obbligatoria modifica relativa alla copertura finanziaria, dovrà  tornare nuovamente alla Camera per il via libera definitivo. Ma la maggioranza non è riuscita ad approvare le nuove norme che regolano il conflitto d’interessi, oppure non ha voluto farlo? Willer Bordon (foto), capogruppo della Margherita a Palazzo Madama, propende per la seconda ipotesi. La ragione, secondo Bordon, sta nello stesso ddl elaborato da Franco Frattini, laddove all’articolo 4 (‘abuso di posizione dominante e ipotesi di responsabilità ‘) si prevede per chi è titolare di cariche di governo il divieto di porre in essere “atti o comportamenti aventi per oggetto o per effetto la costituzione o il mantenimento di una posizione dominante”. Per l’esponente della Margherita, con la legge di riforma radiotelevisiva e la conseguente creazione del Sic viene confermata la posizione dominante del gruppo che fa capo alla famiglia Berlusconi: ecco perché non sarebbe stata approvata la legge sul conflitto d’interessi.


Tariffe postali – Dl 353 – Anche in questo caso era previsto che la Camera non sarebbe riuscita ad approvare la riforma della legge per le agevolazioni postali dei prodotti editoriali prima della scadenza della proroga, fissata al 31 dicembre 2003. Il governo, nella seduta del Consiglio dei ministri del 19 dicembre scorso, ha così adottato un decreto legge facendo sostanzialmente un bel regalo alle imprese interessate: viene infatti  ripristinato, in via definitiva, il sistema delle tariffe postali agevolate per le spedizioni di prodotti editoriali. Ne possono usufruire le imprese editrici di quotidiani e periodici; gli ordini professionali; le imprese editrici di libri; le associazioni e le organizzazioni senza fini di lucro; i giornali di partito. Sarà  il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio, guidato da Mauro Masi (foto), a rimborsare  le Poste italiane della somma corrispondente alle riduzioni applicate. Grande soddisfazione, ovviamente, da parte degli editori, per i quali questa decisione è, in tempi di magra, senz’altro una boccata di ossigeno.


(Le cronache del Parlamento sono aggiornate fino al 12 gennaio)


 

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