Case editrici – Poligrafico dello Stato. Tutto da rifare

A solo un anno dalla nomina del consiglio di amministrazione, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato deve rinnovare i vertici. Eppure il bilancio è stato risanato, con il ritorno all’utile e dopo l’eccezionale commessa per l’euro l’Istituto si prepara a lanciare nuovi prodotti come la carta di identità  elettronica Tutto da rifare o quasi per l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Avviato di gran carriera verso nuovi traguardi di efficienza, con l’impegno di assicurare nuovi prodotti come la carta d’identità  elettronica, le carte di sicurezza e produzioni telematiche, in aggiunta alla classica attività  di ‘monetazione’ ed editoria (Gazzetta ufficiale e altro), dopo l’eccezionale commessa relativa alla coniazione dell’euro (570 milioni di euro di finanziamento dall’Ue) e soprattutto dopo la trasformazione in spa del settembre 2002, l’Istituto di piazza Verdi s’è impantanato nelle sabbie mobili di interminabili discussioni molto di diritto e poco di fatti. Così ora si trova con un Cda dimissionario e praticamente azzerato.  Un anno perso, il 2003? Di certo travagliato, visto che il 20 gennaio 2004, a un solo anno di distanza dalla nomina del consiglio d’amministrazione, è convocata un’assemblea dell’Istituto che dovrebbe nominare un nuovo Cda. Al 20 novembre 2002 risale infatti la nomina del Cda dimissionario composto dal presidente Claudio Varrone (ex magistrato che ha preso il posto di Michele Tedeschi) e dai consiglieri Silvano Boroli, Fabio Bortolazzi, Fernando Carpentieri, Vittorio Cutrupi, Giovanni Fiori, Lamberto Gabrielli, Nunzio Guglielmino e Luciana Patrizi, mentre al 12 dicembre dello stesso anno risale la nomina ad amministratore delegato di Lamberto Gabrielli, che ha poi mantenuto anche la carica di direttore generale.

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Nella foto, Claudio Varrone
, presidente del Poligrafico dello Stato

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