Istituzioni – Garante privacy. Preoccupa il decreto sulle e-mail

I presunti assassini di Biagi e D’Antona, arrestati grazie allo studio di vecchi tabulati telefonici e lo snervante allarme terrorismo internazionale, devono aver gravato non poco sul Consiglio dei ministri di fine anno, che ha deciso in tutta fretta di raddoppiare i tempi di conservazione dei dati sul traffico telefonico e dell’Internet. Il 23 dicembre, il premier Silvio Berlusconi rientra nell’aula di Palazzo Chigi, dopo che in sua assenza è stato deliberato il decreto-ponte che salva Retequattro. Il ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli, prende la parola e fa approvare il decreto legge 354/2003, in base al quale “i dati relativi al traffico sono conservati dal fornitore per trenta mesi, per finalità  di accertamento e repressione dei reati” e decorso tale  termine sono tenuti per ulteriori trenta mesi. Entro il primo termine (trenta mesi), i dati potranno essere richiesti dall’accusa o dalla difesa, dopo la prima scadenza il pubblico ministero o l’avvocato dovranno farne richiesta al giudice. Ciò significa che gli operatori di telecomunicazioni (telefonia fissa e mobile, Internet, e-mail, sms e mms) dovranno conservare per cinque anni i dati relativi al traffico dei propri utenti e tenerli a disposizione della magistratura. La proroga riguarda solo le indagini su mafia e terrorismo e accontenta le istanze dei pubblici ministeri, ma provoca le formali preoccupazioni del Garante per la privacy e delle associazioni dei piccoli e medi provider. Il decreto dovrà  essere convertito in legge dalle Camere entro 60 giorni e il Garante Stefano Rodotà  afferma preoccupato che “la nuova disciplina sui dati relativi alle comunicazioni elettroniche e alle utilizzazioni di Internet può anche entrare in conflitto con le norme costituzionali sulla libertà  e segretezza delle comunicazioni e sulla libertà  di manifestazione del pensiero”, confidando “in un attento esame da parte del Parlamento”.
Il bersaglio delle critiche del Garante non è tanto il termine dei cinque anni, quanto la generica inclusione anche dei dati inerenti Internet, dai quali sarebbero difficilmente scindibili le informazioni sui contenuti di mail spedite e siti visitati. Immediata anche la protesta dell’Assoprovider e dell’Aiip, associazioni di categoria dei piccoli e medi fornitori di accesso e servizi su Internet.

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Nella foto,
Roberto Castelli

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