Personaggi – Laura Carassai . Capo delle province alla ‘Stampa’

Quando era una stagista, Laura Carassai piacque così tanto ai suoi colleghi – correva l’anno 1980 e l’avevano destinata, per i primi mesi, alle edizioni provinciali della Stampa –  che all’Ansa, dove avrebbe
dovuto completare la sua formazione, non arrivò mai. Alla redazione di Torino la aspettavano, ma alla Stampa tanto fecero da convincere il direttore di allora, Giorgio Fattori, a scrivere due righe di scuse: “Mi dispiace, la teniamo noi”. Carassai, che oggi ha 44 anni, è marchigiana (di Penna San Giovanni, per l’esattezza), una caratteristica questa che, insieme al fatto di essere donna, ne fa quasi un alieno ora che Marcello Sorgi le ha affidato il difficile compito di raddrizzare la barca delle pagine provinciali uscite sotto choc dalle dimissioni del proprio ex potente caporedattore (vedi Prima n. 334, novembre 2003). Dopo il liceo, si era iscritta alla facoltà  di giurisprudenza, “convinta di voler diventare un avvocato. E anche di voler viaggiare”. Un giorno, le capitò sotto il naso il bando Fieg-Fnsi che offriva formazione e stage per aspiranti giornalisti. Partecipò e vinse, insieme a un piccolo gruppetto di altri fortunati. Il bando non venne ripetuto mai più, ma lei, Claudio Pagliara, Enrico Benedetto, Mariella Cirillo e una manciata di altri, giornalisti lo diventarono davvero. Quando le propongono il nuovo incarico Carassai, che sembra timida ma non lo è, prova a opporre un minimo di resistenza: “Siete sicuri? Ci avete pensato bene? Come la prenderanno i colleghi?”. Sembra che il direttore, con poche e taglienti parole, abbia fatto giustizia dei suoi dubbi e le abbia fatto capire che non esistevano alternative possibili: bisognava trovare un nuovo capo, trovarlo in fretta e sceglierne uno lontano, anzi lontanissimo da quel sistema di potere vagamente medioevale, che tra vassalli, valvassori e valvassini aveva modellato le edizioni piemontesi a immagine e somiglianza del defenestrato Grosso. Ora, il regno di Carassai è fatto di sette edizioni che ogni giorno gettano nelle rotative circa 50 pagine e dove lavorano quasi 70 persone.

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Nella foto, Laura Carassai

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