Personaggi – Massimo Mucchetti. Un bresciano attento ai conti

Quando, giovedì 4 dicembre, Massimo Mucchetti ha comunicato a Carlo Caracciolo e Marco Benedetto, presidente e amministratore delegato dell’Editoriale L’Espresso, che se ne sarebbe andato, i vertici del gruppo romano non l’hanno presa bene. Un po’ perché il vice direttore e capo della redazione milanese dell’Espresso passerà  a inizio anno al Corriere della Sera. E un po’ perché si sono convinti che non sarebbero riusciti a trattenerlo neppure rilanciando. Del resto i suoi stessi amici sottolineano che non è stato per soldi che ha dato le dimissioni da un giornale a cui era molto legato. Certo, qualche cosa ci avrà  pur guadagnato nel passare al Corsera, ma le ragioni sono altre. A ravanare tra i giornalisti nella sede milanese del settimanale e di Repubblica, in Via de Alessandri, non si cava molto più di generici “si era stancato”, “aveva bisogno di altri stimoli”, “come fai a resistere al Corriere della Sera che ti fa una proposta di carriera del genere?”. Insomma, niente di concreto che avvalori una rottura con Daniela Hamaui, il direttore dell’Espresso. Al massimo c’è chi ti conferma: “Sì, tra i due non c’era sintonia. Chissà  quante volte il direttore gli avrà  chiesto di fare l’economia diversamente”. Comunque, tensioni o no, la gestione Hamaui non ha certo emarginato e messo in un cono d’ombra Mucchetti che mai come all’inizio 2003 ha avuto una così grande esposizione, anche televisiva, per l’uscita del suo libro ”Licenziare i padroni?’. Forse è proprio da ricercare nella decisione di mettersi a spiegare quanta ricchezza gli imprenditori hanno bruciato in questi anni il segnale più evidente del malessere di Mucchetti al giornale, come forse ha colto Giulio Anselmi, ex direttore dell’Espresso, in una presentazione pubblica del libro, quando ha detto: “Con me Mucchetti non avrebbe avuto tempo di scriverlo”. Oltretutto, Carlo Feltrinelli gli aveva già  proposto sette anni fa, sentendosi rispondere un no, di scrivere un libro sul capitalismo italiano durante una colazione dai suoi amici di Vitale & Borghesi, merchant bank milanese oggi filiale di Lazard. È inutile chiedere direttamente all’interessato le ragioni della sua scelta. Gentile ti risponde: “A chi può interessare?”, aggiungendo per cortesia: “So quanto è difficile scrivere di questi argomenti: ho curato per anni sull’Espresso la rubrica ‘Mass Media’”. La risposta è più secca, prima di salutarti, quando leghi la sua origine bresciana al passaggio al Corsera, che si vorrebbe, se non imposto, almeno caldeggiato ai Romiti da Giovanni Bazoli, anche lui di Brescia, big della finanza cattolica e presidente di Banca Intesa: “Che grande cazzata! È possibile che si debba per forza essere legati a qualcuno?”.

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Nella foto, Massimo Mucchetti

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