Opinioni – Massimo Teodori. Anche l’Italia ha la sua sharia

Ho resistito mesi senza parlare della Gasparri: mi sembrava inutile parlarne visto che sull’argomento si è già  scritto tutto, si è dibattuto, ci si è insultati. Ora però non posso più resistere vista l’ondata di commenti seguita alla sua approvazione. In realtà  il giudizio sulla Gasparri mi pare semplicissimo se se ne scompongono le aree di intervento e le si analizzano una per una. Vediamo. Innanzitutto la definizione del mercato di riferimento. La definizione recepisce una vecchia idea di Carlo Momigliano, vero stratega dei primi anni Fininvest: allargare il mercato di riferimento dalla pubblicità  (con il canone unica vera risorsa considerabile quando si parla di televisione) all’intero sistema della comunicazione. Questa tesi è stata per dieci anni il cavallo di battaglia dell’attività  lobbistica di Fininvest/Mediaset e oggi diventa legge con qualche aggiunta folcloristica, come i ricavi del cinema o delle telecomunicazioni, il tutto ribattezzato (non a caso) Sic, sistema integrato comunicazione. Nulla di stupefacente. Stupisce solo lo stupore dell’opposizione. Berlusconi entra in politica per salvare le sue aziende. Il suo lavoro, grazie a Bossi, viene interrotto; la sinistra ha l’opportunità  di dare ordine al sistema: non lo fa. Berlusconi rivince le elezioni e completa l’opera: l’idea di Momigliano diventa legge. Solo che, già  che c’è, assicura a Mediaset, che sino a oggi puntava a difendere lo status quo, anche la possibilità  di crescere. Io non sono stupito. Dovrebbero esserlo quelli che, con la coda di paglia della politica, invece di legiferare hanno flirtato con Berlusconi, si sono beati di parole come ‘servizio pubblico’, televisione di qualità , giacimento culturale (la Rai) e altre furbate di questo genere. Stupisce invece la posizione dell’Upa che riflette solo la pochezza politica e la miopia dei suoi associati. Il comunicato dell’Upa, letto in diretta da Malgara a ‘Porta a Porta’, è un raro esempio di autolesionismo. Sostenendo la Gasparri i clienti pubblicitari hanno dato il loro preventivo appoggio a qualche lustro di aumento dei prezzi della pubblicità . La perpetuazione del duopolio li condanna, come è stato negli ultimi cinque anni, alle tariffe di Publitalia cui la Sipra non poteva, non può e non potrà  non adeguarsi. Complimenti! (a proposito, direttore, risponda lei alla inevitabile lettera di precisazioni che le manderà  Felice Lioy sull’argomento). Poi c’è il digitale. L’argomento è inserito nella legge come gigantesca foglia di fico del teorema Momigliano, ma qui la Gasparri qualche merito ce l’ha. La tesi è la seguente: presto ci saranno centinaia di canali digitali quindi regoliamo le quote massime di ogni editore su un futuro dove tutti potranno fare televisione. Balle. Balle perché il “presto ci saranno…” si deve leggere “tra cinque anni, minimo, ci saranno…”. Balle perché per fare una rete non basta un canale digitale ma ci vogliono anche le risorse, che sono dominate e controllate dai duopolisti. La Gasparri ha però il merito di affrontare il tema, di cercare di regolare in anticipo la proprietà  dei canali, di evitare il Far West che ha caratterizzato invece il mercato delle frequenze almeno fino alla legge Mammì. Infine le regole sulla governance Rai. Qui la nuova legge è da condividere e mi sembra abbia trovato un buon equilibrio tra l’esigenza di gestire l’azienda e la necessità  di garantire un certo equilibrio nelle nomine. A me questo Cattaneo piace. Ha cominciato a piacermi quando ha tentato (o forse c’è riuscito) di tagliare le spese per giornali e settimanali alla Rai, ha continuato a piacermi quando ha chiamato la banda Bassetti Marco per battere Antonio Ricci, e mi piace ancora di più ora che ho avuto la soffiata che sta progettando un forte programma di seconda serata per attaccare un’altra delle riserve indiane di Mediaset. Per di più ha rimesso a posto i conti. Merita un’intervista di copertina di Prima. Alla stazione di Venezia, mi parcheggio davanti all’edicola, domenica mattina, in attesa del treno. Primo cliente. Vent’anni, capello lungo, look casual: “Mi dà  Il Manifesto e il 24 Ore?”. Seconda cliente. Venticinque/trent’anni, vestita creativa senza concessioni alla moda: “Potrei avere Repubblica e il 24 Ore?”. Terzo cliente. Vent’anni, decisamente alternativo: “Mi dà  Liberazione e il 24 Ore?”. Il campione è piccolo, non è rappresentativo, ma se fossi in voi comprerei più spesso il 24 Ore della domenica. Lo merita.

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