Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Così alla commissione Giustizia della Camera è ripreso l’esame della riforma del reato di diffamazione (in vista della discussione in aula fissata per il 24 novembre), accantonata dalla primavera scorsa a causa dell’emendamento del forzista Nino Mormino che – confermando il carcere per i giornalisti – aveva fatto gridare allo scandalo mezzo Parlamento e tutta la stampa, irritato anche Silvio Berlusconi e provocato le polemiche dimissioni del relatore, Gianfranco Anedda (da poco eletto capogruppo di An alla Camera). “Visto che gli editori sono scontenti della legge Gasparri e che gli aiuti all’editoria decisi nella finanziaria non bastano ad accontentarli, approviamo al più presto la riforma della diffamazione a cui tengono molto”, è stato il nuovo input di Palazzo Chigi. Il delicato compito è stato affidato a Isabella Bertolini (foto), vice presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera. Secondo la nuova versione, nessun giornalista andrà  dunque in galera se condannato: la pena sarà  solamente pecuniaria (da 2mila a 7.500 euro) e ridotta di un terzo se è già  intervenuta la rettifica. Quando il giudice procederà  alla liquidazione del danno non patrimoniale, non potrà  superare i 25mila euro (cioè i vecchi 50 milioni di lire che proponeva il presidente della Fieg, Luca Cordero di Montezemolo). Nel nuovo testo, inoltre, i termini per l’azione civile si prescrivono entro un anno dalla pubblicazione. E tra le altre novità  vi è la riduzione a un terzo della pena pecuniaria inflitta al direttore o al vice direttore responsabile del giornale per omesso controllo.

Disciplina dell’attività  d’intermediazione sulla pubblicità  – Pdl n. 3055 e pdl n. 4018 – Si dice che le lobby pubblicitarie siano preoccupate dalla proposta di legge presentata dall’onorevole Renzo Lusetti (foto) della Margherita per regolamentare l’attività  dei centri media. Forse è per questo che la discussione langue alla commissione Attività  produttive della Camera dove, nel frattempo, si passa di audizione in audizione. Dopo aver sentito gli editori (favorevoli) e i pubblicitari (contrari), la commissione presieduta da Bruno Tabacci (Udc) ha deciso di procedere con un altro giro di consultazioni prima di dare mandato al relatore, Ruggero Ruggeri (Margherita), di predisporre un testo unificato sulla base della proposta di Lusetti e di quella presentata dal responsabile informazione di An, Alessio Butti.

Riforma del sistema radiotelevisivo – Ddl 2175 – Stando ai fatti concreti, in attesa del responso del Quirinale (che se positivo non inficia l’eventuale ricorso presso la Consulta), il centrosinistra è pronto a dare battaglia nell’aula del Senato dove la legge è arrivata per la quarta lettura, dopo che la Camera ha modificato (a sorpresa e grazie ai franchi tiratori) due articoli. Uno dei quali, quello che vieta l’utilizzo dei minori negli spot pubblicitari, ha destato non poco allarme nel settore. La legge è però blindata dalla maggioranza visto che si avvicina la data del 31 dicembre: giorno in cui, se non interverrà  la nuova normativa, Retequattro dovrà  andare sul satellite in virtù della sentenza della Corte costituzionale del settembre 2002. Con ogni probabilità , sarà  dunque un decreto legge varato dal governo a ridare serenità  al mondo della pubblicità .

Disposizioni in materia di editoria e di diffusione della stampa quotidiana e periodica – Ddl 4163 – Nel frattempo l’Unione europea ha puntato i riflettori su un’altra legge: quella sull’editoria (n. 62) varata nel 2001 dal governo di centrosinistra. Il 29 ottobre la commissione alla Concorrenza presieduta da Mario Monti ha infatti avviato due procedure d’infrazione per sospetti aiuti di Stato. Secondo la commissione, i sostegni all’editoria contenuti nella legge (attraverso il credito d’imposta e altri strumenti per il finanziamento di specifici progetti come ristrutturazioni tecniche, acquisizioni, ampliamenti e modernizzazione di apparecchiature, formazione professionale) sono a beneficio anche di società  multimediali attive non solo in Italia; inoltre, poiché favoriscono la ristrutturazione aziendale, non riguardano solo la promozione della cultura italiana. In attesa del responso europeo, la commissione Cultura della Camera ha intanto fissati i tempi di discussione del ddl presentato dal sottosegretario con delega all’editoria, Paolo Bonaiuti (foto) di Forza Italia, come integrazione alla legge n. 62; normativa che contiene anche la nuova disciplina per le tariffe postali agevolate che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2004.

Conflitto d’interessi – Ddl 1206 – La discussione della finanziaria rischia di far ulteriormente ritardare l’approvazione della legge sul conflitto d’interessi che Silvio Berlusconi aveva promesso di far diventare norma di Stato entro i primi 100 giorni del suo governo. Modificato alla Camera per la sola copertura finanziaria, il testo è ora arrivato al Senato che avrebbe dovuto solo ratificare – come ha fatto – la variazione apportata dall’aula di Montecitorio.

Pubblicità  ingannevole – Atto Camera 2305 – Dopo il caso Vanna Marchi, che ha scoperto il vaso di Pandora dei tanti teleimbroglioni che circolano nelle tivù locali, la scorsa primavera in Parlamento era arrivata la proposta dell’onorevole Giuseppe Giulietti (foto) dei Ds che prevedeva pesanti sanzioni per chi lucra sulla buona fede o sulla ingenuità  dei telespettatori. La commissione Attività  produttive della Camera aveva subito affidato la proposta al relatore Pierfrancesco Gamba (An) il quale aveva predisposto, con il consenso di tutta la commissione, un testo ancora più duro rispetto a quello originario e aveva persino deciso la sede legislativa (che consente alla commissione di approvare la legge senza il passaggio in aula).

Libertà  per le televisioni di strada – Pdl 3567 – Dopo aver ottenuto, nel corso dell’approvazione della riforma del sistema radiotelevisivo alla Camera, il recepimento da parte del governo di un ordine del giorno sull’impegno da parte del ministero delle Comunicazioni ad attivarsi affinché le porzioni di frequenze libere in ambito locale possano essere utilizzate dalle cosiddette tivù di strada, la parlamentare diessina Giovanna Grignaffini (foto) annuncia ulteriori iniziative. Prima firmataria della proposta di legge (appoggiata da altri cento parlamentari del centrosinistra) che, modificando l’articolo 3 della legge 223/90, codifica e consente le trasmissioni delle tivù di strada, Grignaffini sta ora elaborando un altro pdl con cui propone addirittura di riservare il 10% delle frequenze digitali alle televisioni comunitarie e di strada.



 

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Cambio ai vertici dell’affiliata italiana di Philip Morris. Nominati Eleonora Santi, Gianluca Iannelli e Mirko Vaccaro

Cambio ai vertici dell’affiliata italiana di Philip Morris. Nominati Eleonora Santi, Gianluca Iannelli e Mirko Vaccaro

Malagò (Coni) sulla riapertura degli stadi: speriamo novità in settimana, ma così è difficile fare marketing e sinergia commerciale

Malagò (Coni) sulla riapertura degli stadi: speriamo novità in settimana, ma così è difficile fare marketing e sinergia commerciale

Il sogno del Festival della Mente nell’anno della pandemia, fra numeri e futuro

Il sogno del Festival della Mente nell’anno della pandemia, fra numeri e futuro