Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Ed è stato con un boato di soddisfazione, esploso nell’aula di Montecitorio, che il centrosinistra ha accolto il risultato di due votazioni a scrutinio segreto: quelle in cui un folto gruppo di franchi tiratori ha unito i propri voti alle opposizioni per modificare due articoli del ddl, uno dei quali, per l’appunto, l’articolo 10 nel comma in cui si vieta l’utilizzo dei minori di 14 anni negli spot. Nulla di trascendentale, ma tanto è bastato per far sì che non fosse la Camera a licenziare definitivamente il testo di riforma del sistema radiotelevisivo. Complice la legge finanziaria – che impedisce al Parlamento di occuparsi di leggi di spesa – il testo sarà  esaminato dal Senato solo al termine della sessione di bilancio. E dunque non prima del 10 novembre, cioè con più di un mese di ritardo rispetto al ruolino di marcia che si era data la maggioranza. Il centrodestra ha tentato di minimizzare l’impatto delle modifiche, ma quella dell’articolo 10 ha subito sollevato un putiferio tra i pubblicitari e preoccupa anche Mediaset. La partita ora è al vaglio del Senato. L’opposizione vorrebbe tentare il colpaccio del quinto passaggio alla Camera, dunque proverà  con i suoi emendamenti a causare  ulteriori crepe nella maggioranza. Ma a Palazzo Madama nessun voto segreto potrà  fare da scudo ai franchi tiratori. Inoltre la maggioranza, per rendere meno indigesta al capo dello Stato la riforma, sta lavorando per varare contestualmente la legge sul conflitto d’interessi, giunta alla sua ultima lettura al Senato.


Legge Finanziaria: credito d’imposta per l’editoria – Ddl 2512 art. 51 – Si aspettavano di più gli editori, impegnati in una lunga battaglia contro la riforma Gasparri che, contesta la Fieg, favorirebbe la raccolta pubblicitaria della televisione attraverso le telepromozioni ai danni della carta stampata. Ma dal governo, nonostante i buoni propositi espressi in più di un’occasione, è arrivata soltanto la disponibilità  a riconoscere un credito d’imposta del 10% sulla spesa per l’acquisto della carta per tutto il 2004, con un limite di spesa fissato per il 2005 in 90 milioni di euro. Il ministro Maurizio Gasparri (foto) ha definito il provvedimento “un intervento fattivo e importante, che va incontro alle esigenze più volte manifestate dal mondo dell’editoria”. Il diessino Giuseppe Giulietti l’ha invece bollato come una “mancia arruffata e imprecisata”: in pratica un nonnulla a “fronte dei 900 miliardi all’anno che fruttano le telepromozioni”.

Legge finanziaria: contributo per i decoder – Ddl 2512 art. 19 – Per far sì che il digitale terrestre raggiunga, come previsto dalla riforma del sistema radiotelevisivo, più del 50% della popolazione entro la fine del 2003, la legge finanziaria ha previsto un contributo statale di 150 euro per chi acquista o noleggia un apparecchio per la ricezione dei segnali televisivi in tecnica digitale terrestre. È inoltre previsto un contributo di 75 euro per la banda larga, da scontarsi anche attraverso il pagamento delle bollette.


Disposizioni in materia di editoria e di diffusione della stampa quotidiana e periodica – Ddl 4163 – Presentata a inizio estate dal governo, la normativa non è ancora stata esaminata dalla commissione Cultura della Camera. Eppure era urgente, visto che contiene la nuova disciplina per il regime tariffario agevolato per le spedizioni postali dei prodotti editoriali che il governo vorrebbe far scattare dal 1° gennaio 2004. “Non è escluso che contestualmente si discutano anche ulteriori interventi per il settore dell’editoria”, ha precisato il presidente della commissione, Ferdinando Adornato di Forza Italia (foto). Le opposizioni, da parte loro, chiedono di ascoltare tutte le categorie interessate al provvedimento che, di fatto, completa il riordino del comparto editoria già  affrontato con la legge 62 varata dal governo di centrosinistra.

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