Opinioni – Smile. Una boccata d’ossigeno dal ‘Corsera’

Francesco Giavazzi e Franco Debenedetti che commentano un articolo di Giovanni Sartori sui risultati del vertice di Cancàºn e Giovanni Sartori che risponde. Leggendo il Corriere della Sera quella mattina di qualche settimana fa mi sono detto che forse anche in questo Paese c’è qualche speranza di uscire dalla miseria dei conflitti di interesse, dai dibattiti conventicolari di ‘Porta a Porta’, dalla sociologia di borgata del ‘Maurizio Costanzo show’, dall’italiano incerto ma presuntuosamente aulico dei commissari di Telekom Serbia (di destra e di sinistra), da certi grandi industriali che se la tirano in pubblico e in privato per poi fare i tappetini con un mondo politico pieno di Ghino di Tacco.  Nella tristezza di questi ultimi due anni, il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa e Il Foglio ci hanno dato delle quotidiane boccate d’ossigeno. In particolare lo ha fatto il Corriere che, come abbiamo già  scritto in questa rubrica, con de Bortoli ha dato voce a quel poco o tanto di classe dirigente, di borghesia liberale che l’Italia sa esprimere e che con Folli è quasi migliorato, impresa che sembrava impossibile, diventando ancora più ricco di spunti, argomenti e opinioni. L’equilibrio e la ricchezza delle opinioni del quotidiano milanese, l’intelligenza di una linea editoriale che non ha  posizioni preconcette, ma che su ogni evento esprime un ventaglio di opinioni mai settarie e sempre documentate, ne fanno il giornale non solo più diffuso, ma anche più autorevole. In Francia e in Inghilterra non esiste oggi un quotidiano di qualità  e ricchezza di contenuti comparabile. Forse solo l’Herald Tribune è altrettanto stimolante e polifonico, anche  se dopo il recente cambio di assetti proprietari ha perso l’importante contributo degli articoli di origine Washington Post, ma si è in compenso arricchito dei pezzi del bravissimo David Ignatius, ex direttore dell’Herald e oggi opinionista del Post.
Pier Silvio Berlusconi sta facendo un ottimo lavoro, i risultati economici già  buoni migliorano, i giovani direttori di rete  che lui ha scelto stanno funzionando: per essere un figlio di papà  che non si è conquistato sul campo la posizione in cui si trova, sta legittimando nei fatti il suo ruolo. Ma chi glielo fa fare di commentare il sondaggio on line della prima puntata di ‘Domenica in’ di Paolo Bonolis? Invece di liquidare, come avrebbe dovuto, con una battuta ironica la trovata di un concorrente è riuscito in un colpo solo a fare la figura del figlio offeso perché mille (capirai!) italiani hanno mandato un’e-mail, dicendo che non ne potevano più del suo paparino, e del competitor indispettito dal fatto che un suo ex conduttore era riuscito sulle disgrazie (si fa per dire) del presidente del Consiglio, nonché babbo di Pier Silvio, nonché azionista de facto della Rai, nonché azionista vero di Mediaset, a battere l’amatissimo (sarà  vero?) analogo programma di Canale 5. Chi di conflitto (d’interessi) ferisce, di conflitto perisce.
La vittoria di Schwarzenegger nelle elezioni californiane è un’altra occasione per valutare come buona parte della stampa italiana ed europea abbia un’idea caricaturale dell’America. Ovviamente la tentazione per fare del cattivo giornalismo è forte. Culturista, palpatore di comparse, immigrato, Schwarzy si presta. Peccato che al di là  del giudizio sull’uomo il successo dell’attore arriva da lontano, da un trend che va interpretato e che rivela la crisi dei tradizionali punti di riferimento americani dei commentatori più critici, Vittorio Zucconi su tutti. Questa volta non mancano però due commenti particolarmente intelligenti, stimolanti e approfonditi. Quello di Zucconi, appunto, e quello bellissimo di Riotta sul Corriere. Poche colonne di piombo per porsi le domande giuste e per prepararsi a giudicare i prossimi 12 mesi di campagna elettorale americana.
Magdi Allam è passato al Corriere e Francesco Merlo alla Repubblica. Un botta e risposta editoriale che fa bene ad ambedue. Alla Repubblica che sicuramente aggiunge una nota a uno spartito che tende sempre a suonare la stessa musica. Al Corriere che conquista il più lucido interprete e narratore della realtà  islamica, informato e divulgatore al tempo stesso.

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