Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Insomma, la riforma del sistema radiotelevisivo – giunta alla sua terza lettura alla Camera – sembra piacere solo al ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri (foto) di An che l’ha predisposta, alla maggioranza che l’ha approvata e al presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, che l’ha commentata favorevolmente pur affermando che “non avvantaggerebbe la sua azienda”. Ma sono state soprattutto le perplessità  del Quirinale – mai esplicitate ufficialmente seppure circolate ufficiosamente – a indurre il centrodestra, che avrebbe voluto approvare la legge addirittura prima della pausa estiva, a rinviare l’appuntamento con l’aula di Montecitorio alla fine di ottobre, dopo l’avvio del dibattito generale il 18 settembre.

Disposizioni in materia di editoria e di diffusione della stampa quotidiana e periodica – Ddl 4163 – Licenziato dal Consiglio dei ministri il 27 giugno, e trasmesso alla commissione Cultura della Camera per l’iter legislativo di approvazione, il disegno di legge con cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Paolo Bonaiuti (foto) di Forza Italia, intende completare il riordino del comparto (sanando errori o imprecisioni della legge n. 62) sarà  probabilmente modificato in commissione dallo stesso governo. A Palazzo Chigi, infatti, prima della pausa estiva Bonaiuti ha ricevuto le categorie interessate al provvedimento, che hanno avanzato alcune proposte di modifiche della normativa. La nuova disciplina proposta dal governo prevede che dal 1° gennaio del 2004 potranno accedere al regime tariffario agevolato le imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli operatori di comunicazione (Roc) e le imprese editrici di libri.

Conflitto d’interessi – Ddl n. 1707 – Approvato in terza lettura dalla Camera, con la maggioranza compatta in difesa del testo predisposto dal governo, ora il provvedimento passa all’esame del Senato per l’ultima e definitiva approvazione dopo che l’aula di Montecitorio ha modificato con un emendamento l’articolo relativo alla copertura finanziaria. Il 22 luglio scorso l’opposizione ha abbandonato l’aula al momento del voto per sottolineare il proprio dissenso nei confronti di una legge che, a suo dire, non risolve il conflitto d’interessi bensì lo codifica. Ad esempio introducendo la cosiddetta norma “salva Berlusconi”, cioè quella che consente ai membri del governo (dal presidente del Consiglio fino ai sottosegretari) di possedere pacchetti azionari di imprese purché non rivestano incarichi gestionali nell’azienda. Inoltre, chiunque svolga funzioni di governo nazionali o locali (dai presidenti delle province fino ai sindaci di città  con più di 300mila abitanti) e detenga pacchetti azionari deve astenersi “dal porre in essere atti e dal partecipare a deliberazioni  collegiali in situazioni di conflitto d’interessi”.

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