Televisione – Rai. Via al digitale ma con prudenza

Estate di lavoro e polemiche per il direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo, impegnato intensamente sui due fronti del digitale e della riorganizzazione aziendale. La corsa al digitale è partita, ma il traguardo non sembra così a portata di mano anche se nell’ultima seduta prima delle vacanze, il 6 agosto, il consiglio di amministrazione di Viale Mazzini ha dato il via al progetto. Dopo due settimane di scontro al calor bianco tra il presidente Lucia Annunziata e i consiglieri, da una parte, e il direttore generale dall’altra, alla fine si è trovato l’accordo. Per far partire la sperimentazione ci vogliono frequenze analogiche e impianti digitali. La Rai ha varato il piano di fornitura dei nuovi impianti che saranno realizzati da quattro imprese associate in due tandem (Rohde Schwartz e Sirti il primo, Dmt e Fielte il secondo), mentre è stato rinviato a settembre il piano di acquisizione delle frequenze, che sono l’elemento cardine per la costruzione della nuova rete digitale: se non si conoscono le caratteristiche e la geografia dei siti non si possono adattare i nuovi impianti. Sulle frequenze è prevalsa la linea della prudenza voluta dal Cda, che ha chiesto una ‘gara’ trasparente sia nella scelta delle emittenti locali sia nella valutazione dei costi di cessione dei rami d’azienda. Le frequenze rappresentano un investimento di almeno 110 milioni di euro da dividere tra chi è titolare di siti e impianti (il paradosso è che non si vendono le frequenze che sono dello Stato) da dismettere, un bene che fino a ieri valeva quasi zero e col digitale si è enormemente rivalutato. Mediaset, che si è mossa parecchi mesi fa, ha fatto un ricco shopping scegliendo le frequenze migliori e pagandole mediamente, si dice, 0,8 euro pro capite, cioè per il numero degli abitanti coperti dalla frequenza.
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Nella foto,
Flavio Cattaneo e Lucia Annunziata

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