Comunicazione e pubblicità  – Urp. Eppur si muove

Anche se con lentezze bibliche e contraddizioni italiche, con qualche indifferenza per la lettera legislativa e non poche sovrapposizioni, in alcuni e importanti casi la comunicazione della Pubblica amministrazione del nostro Paese ha iniziato a fare non solo i primi ma perfino i secondi passi e in più di un’occasione è riuscita addirittura a qualificarsi sul piano internazionale come esempio a cui guardare con qualche interesse. E sono proprio queste novità  e queste energie messe in moto ad avere spinto Prima Comunicazione a realizzare il quadro ragionato e selezionato – che troverete allegato al numero in edicola – di una realtà  in movimento composta dagli uomini e dalle donne della comunicazione pubblica. L’applicazione della legge 150 – che dal 7 giugno 2000 disciplina le attività  di informazione e di comunicazione delle amministrazioni imponendo l’attivazione e l’uso di forme, strumenti e prodotti specifici – conosce momenti di autentico progresso ma anche di pigrizie, ritardi e indifferenze. Certo ,oggi molto è cambiato se si pensa che fino agli anni Ottanta un cittadino che avesse avuto l’idea di ottenere, dopo una legittima protesta, una qualche soddisfazione, oppure una semplice risposta a un quesito amministrativo, avrebbe trovato davanti a sé una muraglia cinese custodita da guardie armate, inferocite e comunque ben attente a non lasciarlo passare. Sarebbe stato impensabile, tanto per fare un esempio piccolo piccolo ma forse segnale di una qualche mutazione, quel che è successo quest’estate a Cosenza. Nel capoluogo calabrese che ha eletto come sindaco Eva Catizone, una vecchia signora – prigioniera del caldo e di un albero cresciuto a dismisura davanti alle sue finestre – è riuscita grazie a una semplice telefonata all’Urp locale a ottenere l’intervento fulmineo di una squadra di manutenzione che l’ha liberata dalle fronde omicide.  L’Urp – fastidioso acronimo che definisce l’Ufficio delle relazioni con il pubblico – si sta dunque configurando come il luogo in cui il cittadino può dialogare direttamente con il comune di appartenenza oppure con l’Asl o con un ente, acquisendo (spesso in un ufficio decentrato e quindi non lontanissimo dalla propria abitazione) moduli e assistenza, consigli e informazioni che solo fino a qualche anno fa avrebbero avuto bisogno di un insopportabile e spesso infruttuoso pellegrinaggio da ufficio a ufficio, da funzionario a funzionario come nel peggiore degli incubi kafkiani.  Il Salone della comunicazione pubblica – a Bologna dal 17 al 19 settembre – è utile tra l’altro proprio per mettere a fuoco in modo più preciso lo stato dell’arte a tre anni dalla legge 150 e misurare quanto sia stato recepito ed effettivamente organizzato, quali siano i problemi inevasi e le esperienze condivisibili. Dall’indagine nazionale sullo stato di attuazione di quel provvedimento legislativo – realizzata da Pragmatica e compiuta in collaborazione con il dipartimento della Funzione pubblica e la Scuola superiore della Pa nel settembre dello scorso anno – emerge la fotografia di una realtà  problematica e segnata soprattutto dalla scarsità  di fondi (come lamenta il 55,3% delle amministrazioni), dall’assenza di spazi adeguati (nel 45,1% dei casi), dall’insufficiente flessibilità  dell’organizzazione interna (42,7%), dalla difficoltà  a coordinare e formalizzare le attività  delle varie strutture (23,6%), dalla carenza di personale (17,4%) e di competenze (12,6%). Il tutto a dimostrazione della sopravvivenza di una tostissima burocrazia capace di resistere a qualsiasi intemperie, che si accompagna spesso a una carenza formativa di quelle nuove figure professionali che invece sono necessarie a svolgere un ruolo delicato, ma ormai ritenuto sempre più indispensabile dalla coscienza del cittadino. Eppure, dopo l’approvazione della legge nel 2000, dopo il parere favorevole allo schema attuativo del Consiglio di Stato dell’anno successivo, dopo l’approvazione nel 2002 da parte dell’allora ministro per la Funzione pubblica, Franco Frattini, della direttiva che fornisce gli indirizzi di coordinamento, organizzazione e monitoraggio delle strutture, degli strumenti e delle attività  previste dalla 150, continuano a sopravvivere situazioni di pressoché totale indifferenza o di inverosimile confusione: uffici stampa che assolvono a funzioni di comunicazione con il cittadino, portavoce che sono anche direttori della comunicazione, inabilità  dei funzionari delle varie amministrazioni a far fronte alle richieste del cittadino.

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Nella foto,
Luigi Mazzella, ministro per la Funzione pubblica

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