Opinioni – Massimo Teodori. Ma dov’è la deriva berlusconiana di Folli?

Dove sono finiti i profeti di sventura che annunciavano per Stefano Folli la deriva autoritaria-berlusconiana? Dove il Serventi Longhi del “Solo lacchè, please”? In fuga. Dove il Furio Colombo del “Colpo di mano di Berlusconi”? Recidivo. Dove il Curzi di “Qui c’entra l’America”? A Cuba. Dove lo Stajano delle “Guardie bianche di Berlusconi”? In vacanza. Dove don Sciortino dei “giornalisti al servizio del potere”? A dire messa. Dove il Giulietti della “Intolleranza che viene da lontano”? A godersi il suo  Usigrai. Non si trova uno solo disposto a discutere quel che è effettivamente accaduto al Corriere tra i tanti profeti di sventura che hanno combattuto l’ultima gloriosa battaglia per impedire che l’agente nemico, il frequentatore dell’ambasciata d’America e d’Israele [sic], si insediasse al Corriere in nome e per conto del burattinaio.  Certo, è difficile riconoscere i propri errori  quando sono frutto di pregiudizi. Tra i chiassosi critici del cambio della guardia a Via Solferino non ce n’è stato uno che abbia avuto l’onestà  intellettuale di guardare in faccia la realtà  e abbia detto “mi sono sbagliato”. Il nostro è il Paese del “passata la festa, gabbato il santo”. Non si trova mai il tempo e il luogo per fare bilanci fondati sui fatti. Se infatti si legge la realtà  per quel che è, ci si accorge che non c’è stato quotidiano più lucidamente critico degli atti di Berlusconi e del berlusconismo del Corriere da quando lo dirige Stefano Folli. E non poteva che essere così, a conoscere il suo rigore intellettuale. Ma lasciamo cantare la carta. Il ministro della Giustizia se la prende con i magistrati e Folli in prima persona scrive: “Lascia perplessi il senso di stato d’assedio che il presidente del Consiglio involontariamente comunica a chi l’ascolta… C’è un modo sbagliato di reagire: chiudersi in trincea e aprire il fuoco contro gli avversari, riuniti in un unico fascio” (3 agosto). Si prospetta  una commissione d’inchiesta sulla magistratura e il neodirettore commenta: “Invece di fare le riforme, invece di compiere gesti simbolici di grande respiro liberale, Berlusconi parla o lascia parlare in suo nome, quasi fosse il capo di una piccola setta perseguitata…” (10 agosto). Si discute di riforme economiche e istituzionali e il fondo domenicale, segno di un’assunzione diretta di responsabilità , sottolinea il punto debole del premier: “E quando ci si riferisce al conflitto d’interesse del presidente del Consiglio, è sorprendente che la questione sia più o meno all’anno zero” (24 agosto). Si dibatte di destra e sinistra, e Folli va giù duro sulla retorica che impania il centrodestra: “Prima di far rullare i tamburi, la Casa delle libertà  dovrà  dimostrare che dietro il catalogo delle riforme, ci sono la volontà  e la capacità  di rinnovare nel concreto lo Stato. Senza squilibri ed errori fatali. E senza limitarsi a usare le riforme stesse come un’arma di propaganda contro l’opposizione” (31 agosto). Berlusconi straparla sui magistrati pazzi, e il Corriere non usa i guanti bianchi: “Con tutto l’estremismo verbale, ma anche con il cattivo gusto di queste occasioni: a cominciare dalle sciocchezze su Indro Montanelli ed Enzo Biagi” (7 settembre). E questo sarebbe il lacchè di Berlusconi! Suvvia, un po’ di serietà  non guasterebbe in mezzo a tanta demagogia. Giornalisti e intellettuali sperimentati dovrebbero qualche volta avere il coraggio civile di riconoscere che oggi il Corriere dei lucidi e polemici fondi nei confronti del governo di Ernesto Galli della Loggia e Angelo Panebianco e dell’arguzia  critica verso i berluscones di Francesco Merlo e Gian Antonio Stella è un bel quotidiano che tiene fede alla migliore tradizione liberale quando non è stata inquinata dal sindacalismo giacobino commisto al piduismo strumentale. Il Corriere d’oggi non ha nulla a che fare con i catastrofismi democraticistici delle cornacchie che hanno gracchiato per il ricambio dell’ottimo Ferruccio de Bortoli con l’altrettanto ottimo Stefano Folli.

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Nella foto, Stefano Folli

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