Numero 331 – Servizio di copertina. Storia di Antonio Calabrò

Prima – Mi aiuti a capire, lei che è un direttore intelligente, che è stato a Repubblica e al Sole 24 Ore, come dire il Sole e la Luna dell’informazione, i due astri che rischiarano le giornate buie di noi poveri cittadini; mi aiuti a capire che cosa c’è di diverso tra l’edizione di Ap.Biscom della Annunziata e l’edizione che lei si appresta a lanciare.
Antonio Calabrò – Non ho capito la manfrina del Sole e della Luna… ho il sospetto che trattasi di esplicita presa in giro.
Prima – Ma no, non è vero. Lei pensa male.  Anzi, sa cosa le dico…
A. Calabrò – Guardi, sia gentile: non mi dica niente. In cambio provo a spiegarle la differenza tra la Ap.Biscom di Lucia Annunziata e l’edizione che tra qualche giorno comincerò a guidare.
Prima – Tra qualche giorno, dice… perché ora che fa?
A. Calabrò – Il contratto di passaggio di proprietà  tra l’editrice di Scaglia e la società  per l’editoria di Tronchetti Provera è stato firmato il 18 giugno. Il 19 sono entrato nell’editrice, ma solo come osservatore, se vuol trovare una definizione chic. In realtà  attendiamo il benestare di Tesauro e poi verrò nominato formalmente direttore responsabile di Ap.Biscom.
Prima – Ci vorrà  quanto?
A. Calabrò – Immagino un paio di mesetti.
Prima – E lei, intanto…
A. Calabrò – Gliel’ho detto: intanto osservo.
Prima – E a una prima occhiata come le sembra questa agenzia?
A. Calabrò – È un pezzo che non vedevo giornalisti lavorare così. Mi ero quasi dimenticato che ce ne fossero…
Prima – Dio mio, Calabrò! Non immaginavo che lei arrivasse a questa abiezione: il lecchino alla redazione ancora prima di entrare in carica! Lei scherza, vero?
A. Calabrò – Non scherzo per niente. Venga a vedere come lavorano, anche di notte, perché la Associated Press è un motore che non si ferma mai. Ma se non ci crede, lasciamo perdere, mica devo convincere lei. Ma prima mi aveva fatto una domanda…
Prima – Ma sì, perché rileggendo quello che Prima ha scritto tempo fa sulla Ap.Biscom di Annunziata mi è sembrato di risentirlo pari pari raccontato da lei quando prima siamo scesi a prendere un caffè. Senta qua: “La nostra agenzia”, diceva Annunziata nel gennaio del 2001, “si vuole qualificare come ‘content provider’, luogo, cioè, che è in grado di dare a chiunque te lo chieda, grande o piccolo cliente che sia, una informazione fatta su misura”. Questo è il servizio al cliente di cui le chiedevo e di cui lei mi parlava. Sicché non vedo grandi differenze tra la politica di prodotto della passata e della nuova Ap.Biscom.
A. Calabrò – Ma non ci possono essere grandi differenze. Nelle agenzie di informazione moderne il modulo produttivo insiste più sulla qualità  che sulla quantità . Non capisco questa sua aria delusa.
Prima – Non ci faccia caso. Sono delle mie fisime…
A. Calabrò – Tipo?
Prima – Tipo che vedo che nascono altri giornali, quotidiani e periodici; che nascono altre televisioni e altre radio, e poi anche agenzie di informazione… continua a ingigantire la massa di informazioni, una torta che lievita ormai a dismisura, e cresce su se stessa gigantesca, enorme… E nessuno si preoccupa di costruire barriere, di costruire dei filtri…
A. Calabrò – Ma l’agenzia di informazione è un filtro!
Prima – Lei dice filtro e io dico, invece, un accumulatore, un gigantesco accumulatore di materiale inutile in gran parte. Ad esempio quante notizie diffonde in media Ap.Biscom?
A. Calabrò – Circa 600 al giorno.
Prima – E le sembra che nel mondo che interessa noi umani evoluti ci siano ogni giorno 600 notizie di fatti rilevanti? Certo, se annotate anche se le lucertole del Mato Grosso si grattano il culo, e se ci sono anche manifestazioni liturgiche in cui le lucertole se lo grattano tutte insieme svegliando i turisti dell’accampamento Superlitiok, che stanno in tenda e pagano tre milioni a notte…
A. Calabrò – Ma guardi che 600 notizie al giorno non sono uno sfracello. Sono una parte, solo una parte selezionata. Perché la nostra agenzia vuole avere un’identità  ben marcata. Oggi se vuole un’agenzia può lanciare notizie dalla mattina alla sera, come un cannone da neve. Invece noi abbiamo deciso di concentrarci su politica, economia, politica estera, grandi fatti di cronaca, lavorando soprattutto sulla parte iniziale del processo della notizia: siti Internet, centro studi, fonti ufficiali, fonti informali. È quella ampia zona, quel grande territorio dove si forma l’avvenimento da cui deriva la notizia. Quando si ha notizia di un avvenimento, bisogna verificarlo e sostanziarlo. E abbiamo allora la notizia da diffondere. Dalla notizia alla notizia, insomma. Questo è il percorso tipico di quel fenomeno che chiamiamo avvenimento, grande o minuscolo che sia. Ma oggi il grande affollamento e condensazione informativi sono al delta della notizia dove si accalcano tivù, radio e giornali. Mentre è abbastanza trascurata la fonte, la foce, la sorgente. Sicché abbiamo al delta una notizia frastagliata, gonfiata, sminuzzata e diluita perché abbia una tenuta nel tempo, mentre a monte la ricerca della qualità  dell’avvenimento è frettolosa e sbadata. È chiaro?

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Nella foto, Antonio Calabrò

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