Personaggi – Francescantonio Di Stefano. Un abruzzese testardo

“Sono pronto a ricominciare la mia battaglia legale anche contro la legge Gasparri, che nascerebbe già  incostituzionale, con la sua mostruosa apertura sulla percentuale di mercato integrato dei media che ogni operatore può detenere”. Lo afferma Francescantonio Di Stefano, proprietario del circuito televisivo Europa 7. La storia di questo testardo imprenditore marchigiano – soprannominato ‘Mister Ricorso’ perché da quattro anni è impegnato a inondare di ricorsi e diffide ad adempiere i tavoli del Ministero e dell’Autorità  delle Comunicazioni. Tutto è iniziato nel 1999, quando Di Stefano con la sua Europa 7 vinse la gara per l’assegnazione di una delle otto concessioni televisive nazionali, senza però riuscire mai a ottenere, da allora, le frequenze per trasmettere. Disgraziatamente, infatti, a Europa 7 dovevano toccare le frequenze occupate da Rete 4, che secondo la legge avrebbe dovuto essere trasferita sul satellite, cosa mai avvenuta. E così Di Stefano, senza frequenze per la sua Europa 7, cominciò a premere sul presidente Cheli e i suoi commissari per spingerli a definire il termine del periodo transitorio entro il quale Rete 4 avrebbe dovuto liberare le frequenze terrestri. Nel novembre 2002 sembrava che le cose potessero sbloccarsi grazie alla sentenza 466 della Corte Costituzionale che decise l’inderogabile trasferimento di Rete 4 sul satellite entro il 2003. Ma l’illusione di Di Stefano dura poco: il ministro delle comunicazioni Gasparri presenta la sua legge sul riassetto del sistema radiotelevisivo (attualmente in discussione al Parlamento) che riapre i giochi indicando nuovi limiti antitrust, il passaggio al digitale per Rai e Mediaset, e creando i presupposti per concedere una sanatoria a Rete 4. E Di Stefano avverte di nuovo i suoi avvocati di stare all’erta, pronti a intervenire. “Per difendere – dice – il mio diritto alle frequenze, ma anche i diritti del Paese al pluralismo informativo e degli imprenditori al libero mercato”. Oggi l’attività  editoriale di Di Stefano si limita alla cessione in comodato d’uso del marchio Europa 7 (diventata la diventata la televisione di riferimento per gli oppositori di Berlusconi, come Sylos Labini, Enzo Marzo, Paolo Flores D’Arcais e Dario Fo) a una decina di emittenti locali possedute da Media 2001, società  del fratello Giuseppe, che trasmette su un circuito presente in quasi tutta Italia. “I danni che stiamo subendo sono enormi – dice Di Stefano -, perché continuiamo a comprare programmi e sviluppiamo studi e regie per costruire il palinsesto di Europa 7. Fermare tutto significherebbe il fallimento”.

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Nella foto,
Francescantonio Di Stefano

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