Paolo Ermini – Da vice direttore a condirettore del ‘Corriere della Sera’

 Un potere, quello di Ermini, costruito con una meticolosa occupazione dei tempi e dello spazio, lavorando più di tutti, occupandosi di tutto, arrivando prima e andando via dopo tutti gli altri. Alla fine, oltre che indispensabile, era diventato ineludibile, tanto che ogni volta che al Corriere è saltato un uomo di vertice lui è stato risucchiato in alto. Ma un potere reale che si esprime nella fattura del giornale soprattutto con un direttore come Stefano Folli che non intende lasciare il castello di prua romano da dove meglio si può dominare la rotta.  Fiorentino, 50 anni, inizi al Sole 24 Ore e alla Nazione, Ermini lavora al quotidiano della sua città  dall’81 all’88, per lo più come uomo di macchina, poi passa caporedattore centrale al Resto del Carlino. Al Corriere arriva nel ’92 come vice caporedattore centrale, diventa caporedattore nel febbraio ’96 e vice direttore nel novembre ’99. È a capo dell’operazione che divide in dorsi il giornale e guida sul posto il lancio del Corriere Veneto, salvo rientrare di corsa non appena si profila il rischio di perdere la carica.

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