Opinioni – Carlo Rossella. Non resta che regalare i giornali

A New York i grandi guru finanziari che si occupano di media prevedono un anno duro in tutto il mondo. Non solo perché il New York Times ha dovuto ipotecare il palazzo, o perché il Chicago Tribune è fallito. C’è ben altro. Time Warner ha deciso di risparmiare cifre considerevoli sul gruppo Time e su Cnn, e così la major Cbs, Nbc e Abc. Chi tiene gli occhi fissi sulle carte dei media sa che in Gran Bretagna le ristrutturazioni stanno colpendo duro soprattutto nella stampa quotidiana che perde copie.
In Francia stessa musica: rapsodia in nero a Le Monde, febbre a Le Figaro, lacrime amare a L’Express, Le Point e nelle tivù con meno pubblicità , tutte, nessuna esclusa. Solo la rivista Point de Vue, mi dice la direttrice Colombe Pringle, va bene, “perché il gossip raffinato tiene anche nei periodi amari”.
La Spagna, si sa, è un disastro, provocato dalla caduta del Pil, la più alta di tutta l’Europa. La situazione italiana è sotto gli occhi: non vi è casa editrice che non stia tagliando, ristrutturando, prepensionando e magari anche licenziando.
Si annuncia un inverno di massimo scontento, di cassa integrazione, di nubi nere. I nostri connazionali leggono meno, comprano meno giornali, riviste, libri, guardano la tivù generalista che non costa e vanno su Internet che è gratuito, pescano i giornali no cost che trovano nelle stazioni ferroviarie metropolitane.
Gratis è la parola che domina. Tutto quel che costa entra in un territorio di rinuncia, ridimensionamento, abbassamento dei consumi e delle abitudini. Tutto il contrario di quel che successe nel 1929 e negli anni successivi, quando la preoccupazione per l’economia, il terrore del grande crollo indusse gli americani a leggere sempre di più i quotidiani e a tenere accesa la radio per non perdere nessuna informazione o alcun commento.
Certo, i tempi sono cambiati. Allora non esisteva il gratuito nelle news scritte, non c’era Internet, e nemmeno la tivù. Oggi il lettore povero si organizza diversamente.
Ho esaminato un campione di una cinquantina di consumatori di news che hanno deciso di ridurre i consumi in questo campo. Tutti hanno cominciato col diradare l’acquisto dei settimanali, hanno di fatto abolito la classica mazzetta giornale nazionale, quotidiano locale, giornale sportivo. Fra i tre, in linea di massima, hanno tagliato il primo, trascurando di comprarlo ogni mattina, e per ora si tengono il secondo e il terzo, in attesa di fare, se l’economia personale dovesse peggiorare, una scelta radicale.
Ovviamente tutto ciò a cui si rinuncia viene ripescato in Internet, soprattutto leggendo in ufficio o a casa, alla sera. Anche i libri hanno subito un taglio da parte dei nuovi lettori poveri. Alla new entry si preferisce il classico, magari affittato in biblioteca o comprato sulle bancarelle, affollate anche durante le feste di Natale.
Il borghese impoverito, l’operaio che non arriva nemmeno alla terza settimana, lo studente che ha le tasche vuote, ascoltano le notizie dalla radio o dai tg generalisti. Con la crisi la tivù generalista tiene bene e si prevede che il digitale terrestre a buon mercato possa avere un grosso boom nei prossimi mesi.
I quotidiani nazionali italiani sono fatti bene, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le ideologie, per tutti gli amori e tutti gli odi politici, ma sono i lettori che calano, soprattutto i lettori giovani. Quando muore un abbonato è difficile trovarne un altro. Quando ero direttore della Stampa a Torino e leggevo i necrologi mi chiedevo se il povero ragionier Rebaudengo o lo sfortunato colonnello Ferrero sarebbero stati sostituiti da altrettanti fedeli lettori.
Oggi il turnover non è garantito, dato che i giovani, sempre di più, vanno sui media elettronici più che su quelli cartacei. Il quadro è sconfortante, lo so, ma non vi è nulla da fare. A meno di regalare i giornali (c’è un grande editore che ci sta pensando), contando solo sulla pubblicità .
Ma anche la pubblicità  è in discesa e solo Publitalia è riuscita a fare il miracolo di tenere i livelli. La stampa in periodo di vacche magre rischia di soffrire più di ogni altro media: meno inviati, meno collaboratori eccellenti, meno foto di grandi reporter, meno di tutto. Se ci fosse una terribile tragedia come lo tsunami, che costò moltissimo allora, potrebbero permettersi i giornali di schierare un costoso esercito per coprire gli avvenimenti? Oppure dovrebbero ridimensionare le truppe?
Domande che gli amministratori dei giornali, persone che in questo momento non dormono sonni tranquilli, si stanno facendo. Ma con questa crisi la loro insonnia non è diversa da quella
dei lettori.
Tutti abbiamo gravi problemi e al mattino, all’alba, la radio ci racconta velocemente i nostri prossimi guai. Ecco, la radio, “un media che funziona sempre e aumenta pure la pubblicità “, come dice Alberto Hazan, l’editore di Rmc.
In tutto il mondo il fenomeno radio è visto con molta attenzione dagli investitori. Di questi tempi, beati coloro che ne posseggono una.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale