BERLUSCONI: L’UNITA’, LESA MAESTA’ NON E’ DELITTO

BERLUSCONI: L’UNITA’, LESA MAESTA’ NON E’ DELITTO
(AGI) – Roma, 2 set. – “E’ evidente che Silvio Berlusconi, come gia’ il fascismo, vuole chiudere il giornale fondato da Antonio Gramsci. Faremo tutto cio’ che e’ nelle nostre possibilita’ per impedirlo. Lanciamo, ai nostri lettori e a tutti i democratici, un appello perche’ si mobilitino a difesa della liberta’ di stampa”. La direzione del ‘L’Unita” risponde, in una nota, alle due citazioni per danni presentate dal presidente del Consiglio e sottolinea: “Le argomentazioni contenute nei due atti di citazione sono formalmente dirette a dimostrare che l’Unita’ ha colpito la reputazione di Berlusconi, ma nella sostanza delineano un illecito non previsto dal nostro ordinamento, quello di lesa maesta’”. Viene “contestata – si legge fra l’altro – la ‘illiceita” di due interi numeri del giornale in tutte le loro parti che si riferiscono al presidente del Consiglio e, attraverso il combinato disposto di articoli e commenti, diventa ‘diffamatoria’ una linea politica e una visione del mondo. Non e’ possibile, nei due atti di citazione, trovare nulla che riguardi il merito delle affermazioni contestate. Ne’, quindi, ci viene data la possibilita’ di dimostrare che esse sono fondate su dichiarazioni pubbliche (addirittura fatte da parlamentari della Repubblica un tempo legatissimi al premier, come Paolo Guzzanti) o su dichiarazioni gia’ acquisite dall’autorita’ giudiziaria (come quelle della D’Addario) e diffuse da tutta la stampa mondiale”. Questo, si legge ancora, “chiarisce le ragioni della scelta della sede civile e la richiesta di un risarcimento esorbitante”. Il legale del presidente del Consiglio “contesta le nostre opinioni politiche, le nostre valutazioni (peraltro condivise da opinionisti di altri giornali nazionali e internazionali e comunque attinenti alla libera manifestazione del pensiero tutelata dall’articolo 21 della Costituzione) sui rapporti tra la maggioranza e il Vaticano. O i giudizi sui comportamenti privati del premier e sulla loro compatibilita’ col suo ruolo pubblico. Viene addirittura qualificato lesivo della onorabilita’ del premier il fatto di aver riportato giudizi espressi pubblicamente da Veronica Lario attorno alle sue condizioni e alle sue frequentazioni con minorenni. Persino l’opinione di una scrittrice come Silvia Ballestra viene inserita nell’elenco delle affermazioni non pubblicabili”. (AGI)

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