EDITORIA: ANGELO RIZZOLI, CHIEDO 650 MLN DANNI PER CORSERA

POL:EDITORIA
2009-09-08 11:09
EDITORIA: ANGELO RIZZOLI, CHIEDO 650 MLN DANNI PER CORSERA
ROMA
(ANSA) – ROMA, 8 SET – “Sono stato arrestato ingiustamente, tenuto in carcere e poi assolto da tutto, al solo scopo di portarmi via il Corriere della Sera. Qualcuno deve pagare per le ingiustizie che ho subito”. Angelo Rizzoli dopo la cancellazione della condanna per bancarotta, annuncia che chiederà  650 milioni di euro di risarcimento alla cordata composta da Gemina (50%), Meta (25%), Mittel e Arvedi (12,5% ciascuno) che nel 1984 gli portò via la Rcs e il quotidiano di via Solferino, come spiega in una lunga intervista pubblicata oggi su Libero. “Hanno rovinato la mia vita. Ho passato 26 anni infernali. Mi hanno depredato dei miei beni. Hanno distrutto la mia reputazione. Mi hanno mandato in galera per tre volte in cinque carceri diversi”, dice l’ex proprietario della Rcs e del quotidiano di via Solferino, 65 anni, malato di sclerosi multipla. “Ora che la Cassazione mi ha assolto definitivamente da tutte le imputazioni e hanno ammesso che non ho commesso alcun reato, é venuto il momento di fargliela pagare a tutti i responsabili” che oggi lui individua in Giovanni Bazoli “il rappresentante di quelli che non hanno pagato né azioni né la partecipazione all’aumento di capitale”, nel notaio Piergaetano Marchetti, nel presidente di Rcs Mediagroup, Giuliano Zuccoli (presidente Edison Spa), e nel Cavalier Giovanni Arvedi , imprenditore siderurgico di Cremona. Angelo Rizzoli spiega anche come sono stati calcolati i 650 euro di risarcimento: “dato che era impossibile riavere le azioni della mia casa editrice, i miei legali hanno calcolato il valore delle azioni di allora, lo hanno attualizzato con le varie rivalutazioni e hanno quantificato il danno”. Rizzoli parla anche dell’origine del crack sottolineando che la “Cassazione ha stabilito che la casa editrice aveva rischiato il crack non per la mia cattiva gestione ma perché nel 1981, quando ho venduto il 40% delle azioni alla Centrale (cioé al Banco Ambrosiano), il controvalore di 140 miliardi di lire non mi venne mai pagato. Fu questo che portò al mio ‘strangolamento’ aprendo la strada ai nuovi compratori”. Nella lunga intervista, Rizzoli spiega anche che a tirare le fila di tutto fu “il ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. E’ stato lui a ‘inventare’ Giovanni Bazoli, a scoprirlo quand’era socio nello studio Martinazzoli-Bazoli-Montini (il nipote di Papa Paolo VI)”. Ad avercela con lui, dice l’ex proprietario del gruppo editoriale milanese, anche “Ciriaco De Mita, segretario della Dc, insieme a tutta la sinistra Dc”. (ANSA).
CA/ S0A QBXB

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