Berlusconi/ Avvenire: Stampa come arma impropria,in tv propaganda

Apc-Berlusconi/ Avvenire: Stampa come arma impropria,in tv propaganda

Campagna su moralità  premier ha generato controreazione nervosa

Roma, 16 set. (Apcom) – Si intitola “Se la stampa diventa spietata arma improprio” l’editoriale a firma di Marina Corradi pubblicato da ‘Avvenire’, che ricorda “la feroce campagna contro Dino Boffo: carte false e di oscura provenienza pubblicate in prima pagina, in un odore di squadrismo mediatico” ma anche l’attacco a Fini da parte del ‘Giornale’. E non da ultimo il giornale dei vescovi critica duramente la puntata di ieri di Porta a Porta che ha “di fatto ‘spente’ le vere alternative sui palinsesti delle altre reti”.

“La celebrazione dell’operato del governo – afferma il giornale dei vescovi – in questo caso più che apprezzabile da tutti – mandata in onda, ha scritto il Corriere, ‘in un clima da reti unificate’. In bilico fra informazione e propaganda. Come se il clima velenoso degli ultimi mesi, e la aggressiva campagna sulla moralità  del premier condotta dai quotidiani vicini all’opposizione, avessero generato una controreazione nervosa, incontrollabile e ora del tutto straripante”.

“C’è ormai un clima di veleni trasversali – prosegue l’editoriale – in cui pare normale cercare di distruggere un avversario, vero o presunto, con ogni mezzo. In cui non si prova alcun imbarazzo a colpire e avvertire pubblicamente chi fa mostra di autonomia di giudizio (e se è lucida eppure appassionata la nostra difesa della dignità  di uomo e di giornalista di Dino Boffo, non siamo certo noi a dover essere sospettati di nutrire simpatie per certe mosse iperlaiciste di Gianfranco Fini). Mentre alle famiglie italiane si mostra con gran rilievo in prima serata tv il puntuale operato del governo in Abruzzo, si tace sull’uso crescente e “normale” della stampa come di una spietata arma impropria”.

Ma questa “non è informazione”. “Informazione – afferma il giornale dei vescovi – è pubblicare i documenti che si hanno, dopo aver rigorosamente verificato che siano autentici e aver sentito le parti interessate. Inventare una insultante vita parallela per uccidere mediaticamente un giornalista galantuomo non è informazione, è deliberata aggressione. Alludere a un ‘certo’ fascicolo, avvertire che è ‘meglio non svegliare il can che dorme’, non è informazione, è pura e semplice intimidazione.
Non dubitiamo che, nella storia di questa Repubblica come in quella di molti altri Stati, di avvertimenti così, sottobanco, a mezza bocca, indiretti, ce ne siano stati”.

“Quello che ci impressiona – osserva il giornale della Cei – è veder dispiegato un simile apparato di guerra e leggere ripetutamente, nero su bianco, accuse e frasi di tale tenore su un grande e già  glorioso quotidiano nazionale, che per di più appartiene alla famiglia del presidente del Consiglio.
Impressiona, che tutto questo venga fatto ostentatamente. Come se fosse cosa normale. Come pensando che, in questa Italia, si può ormai tranquillamente fare ciò che in altri tempi sarebbe stato considerato da tutti deontologicamente inammissibile. E forse Feltri ha ragione: nemmeno l’Ordine dei giornalisti, almeno fino al momento in cui scriviamo, ha ritenuto di dover dire o fare niente. Speriamo di essere troppo pessimisti”.

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