Ce lo paghiamo noi

Sapete come va, nel mondo dei giornali. Si lancia un progetto nuovo e, per tenersi su, si cerca subito di mettere insieme il cerchio dei conti con il quadrato delle ambizioni. Purtroppo, però, i tempi per la carta stampata più che bui sono neri come la pece. E particolarmente per i quotidiani, che hanno una struttura dei costi spaventevole, dovendo essere distribuiti su una rete di 36mila edicole, e pessime prospettive quanto a raccolta pubblicitaria. Per cui, quando capita di imbattersi in qualche nuova avventura, è sicuro che per reggere le acque gelide del mercato i bilanci dovranno puntellarsi con il finanziamento pubblico. Quello alla stampa di partito, s’intende. È quello che è capitato negli ultimi anni, con la corsa a inventarsi un’affiliazione politica e una sponda parlamentare da parte di testate come Libero e Il Foglio, o a varare giornali che non potranno mai avere i numeri per stare a galla da soli, come Liberazione (Rifondazione comunista), Terra (Verdi), Europa (Margherita e poi Pd), o a mantenere in vita fogli come Il Secolo d’Italia (Msi, An e ora Pdl). Poi, nel primo nerissimo semestre di quest’anno, prende corpo una cosa davvero strana e senza precedenti. Un direttore estromesso da un ex giornale di partito – Antonio Padellaro dall’Unità  – comincia a mandare in giro la voce che vuol fare un giornale indipendente. Va in tivù a ripeterlo un paio di volte, ospite di qualche trasmissione di Raitre, e soprattutto comincia a far girare l’idea in Rete. Padellaro vuol fare un quotidiano nuovo, slegato da partiti e da editori ‘impuri’ (banche, aziende, fornitori di pubblici servizi). Si chiamerà  Il Fatto Quotidiano, riprendendo il titolo della trasmissione che fu di Enzo Biagi, e rifiuterà  i finanziamenti pubblici alla stampa di partito. Padellaro per la missione si dà  due obiettivi: convincere a salire sul carro Marco Travaglio, ovvero il giornalista-scrittore incubo di Berlusconi e di buona parte del gruppo dirigente del Pd, e cercare in Rete potenziali lettori, abbonati e sostenitori. Travaglio, dopo qualche settimana di riflessione, ci sta e mette a disposizione per la promozione del progetto il seguitissimo blog ‘Voglio scendere’ che gestisce insieme a Peter Gomez (L’Espresso) e al giornalista e scrittore Pino Corrias. Il progetto del Fatto Quotidiano, intanto, va in Rete con il sito l’Antefatto – che inizia a pubblicare commenti di Padellaro e di potenziali collaboratori del nascituro quotidiano come Oliviero Beha e Furio Colombo – e comincia a raccogliere ‘manifestazioni di interesse’ da parte dei navigatori. A inizio estate gli ‘interessati’ sono più di 40mila. Padellaro allora scioglie la riserva e annuncia che il quotidiano si farà  davvero e uscirà  a settembre: chi vuole, dei 40mila interessati, può già  sottoscrivere l’abbonamento. Una mano la dà  anche il network radiofonico Lattemiele, che dai primi di settembre manda in onda tutti i giorni, alle 8,20, i commenti al fatto del giorno di Padellaro e degli opinionisti del nuovo quotidiano.
A fine agosto gli abbonati sono 20mila. Dieci giorni dopo sono 25mila. Alla vigilia dell’uscita nelle edicole, il 23 settembre, saranno 30mila, o addirittura di più. Prima ancora di uscire Il Fatto di Padellaro e Travaglio ha già  messo in cassa circa cinque milioni di euro di abbonamenti. (…)

La versione integrale dell’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 398 – settembre 2009

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