da direttore di ‘Libero’ a direttore del ‘Giornale’

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Ha anticipato di quattro giorni rispetto alla data prevista il suo ingresso al Giornale, ed è tornato il 21 agosto in Via Negri nella posizione che fu di Indro Montanelli ma anche la sua fra il ’94 e il ’97. E da quel momento ha cominciato a muoversi con tale fragore e a menare tali sciabolate – mettendo in imbarazzo con il caso Boffo perfino il Papa – che scriverne nel ‘borsino’ non serve certo a dare la notizia della sua nomina, ma a riepilogarne la vicenda professionale.
Vittorio Feltri è nato a Bergamo il 25 giugno 1943, e ha quindi appena compiuto 66 anni. Comincia a 19 anni scrivendo di cinema per L’Eco di Bergamo finché nel ’69 viene assunto in quella scuola per cronisti che è La Notte di Nino Nutrizio, prima nella redazione di Bergamo, poi nel ’73 a Milano. Nel ’74 va al Corriere d’Informazione, che era poi l’edizione del pomeriggio del Corsera, quotidiano dove passa nel ’77.
Sono i tempi di Piero Ottone, e Feltri entra nella redazione politica, e quindi diventa caposervizio interni. Anni belli, che si concludono con l’arrivo alla direzione del Corriere di Alberto Cavallari. Con Feltri è guerra, ai ferri cortissimi. E nell’83 Feltri abbozza, e se ne va a Bergamo, a dirigere Bergamo Oggi, concorrente della testata che lo vide fanciullo. È un anno d’esilio e di esperienza che finisce quando al Corriere arriva Piero Ostellino, che lo riprende in Via Solferino come inviato, e lì Feltri resta finché nell’89 non gli viene affidata la direzione dell’Europeo.

(La versione integrale dell’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 398, Settembre 2009)