Apc-*Boffo/Il Regno: Ripensare a nuova presenza cattolica in politica

Apc-*Boffo/Il Regno: Ripensare a nuova presenza cattolica in politica

Rivista Dehoniani: Scontro Cei-Berlusconi ha rafforzato Stato

Bologna, 21 set. (Apcom) – “Sconfitti i cattolici democratici” ora bisogna ripensare a una nuova e differente linea di presenza cattolica in politica: il solo Concordato non basta più. Anche perché il sexgate che ha coinvolto Berlusconi e la campagna del direttore de “Il Giornale” Feltri ha di fatto “rafforzato lo stato nel suo rapporto con la chiesa cattolica”. Per la rivista dei Dehoniani di Bologna “Il Regno” le dimissioni del direttore di “Avvenire” Boffo “hanno rivelato la fine di una linea di politica ecclesiastica”. Il quindicinale di attualità , in distribuzione nei prossimi giorni, torna sugli effetti del caso-Boffo, mentre a Roma si riunisce il Consiglio permanente della Cei, in un editoriale a firma del vicedirettore Gianfranco Brunelli sul “tramonto del cattolicesimo politico” e sul nuovo “rapporto tra chiesa e politica” tutto da ricostruire.

Nella sua analisi Brunelli parte dalla cronaca degli ultimi mesi, con l’attacco di Feltri a Boffo, ma prima ancora a Gianni Agnelli, alla Fiat, a De Benedetti, a “Repubblica”: “La campagna politico-giornalistica contro i `falsi moralizzatori’ – si legge – oltre a essere un avviso politico-finanziario agli interessati, mirava e mira a stabilire presso l’opinione pubblica un principio di fatto: la generalità  del comportamento immorale. Nessuno ha le carte in regola per fare la morale a Berlusconi”. Boffo, in realtà , è stato una “vittima del fuoco amico”. Infatti “di fronte al crescente disagio dei vescovi, non era più possibile tacere.
Il tono generale degli interventi episcopali è stato quello della richiesta di fare chiarezza, di moderazione, di riservatezza. Le parole più incisive sono state quelle del segretario generale della Cei, mons. Crociata, e dei vescovi Mogavero, Fontana, Ghidelli, Valentinetti e Plotti. Qualcuno (Negri, di Comunione e liberazione) ha difeso il premier. Altri (Molinari, vescovo terremotato dell’Aquila) hanno accusato la stampa”.

Il quindicinale dei Dehoniani affronta la fine di una stagione clerico-moderata vissuta per anni in Italia. “L’attacco a Boffo – scrive Brunelli – è risultato essere un attacco alla Conferenza episcopale anche in virtù del ruolo che Avvenire e il suo direttore hanno assunto nell’età  di Ruini. Posto al vertice di tutta la struttura mediatica della Cei, Boffo è stato il perno della centralizzazione dell’informazione e dei media cattolici, diventando uno dei protagonisti della strategia politica del `progetto culturale'”. Conclusa l’esperienza della Dc, con l’avvio del bipolarismo, i vescovi italiani si trovavano davanti ad una scelta o quantomeno ad una “revisione dello schema delle relazioni chiesa e politica”, abbandonando per sempre l’idea di delegare il proprio pensiero a un partito o al laicato organizzato. “Il sistema bipolare – spiega – avrebbe di per sé suggerito una soluzione americana: una netta separazione istituzionale tra chiesa e stato, un’equidistanza dalle formazioni politiche… Ma qui non è l’America. La scelta, tenuto conto del Concordato, è stata di tipo ecclesiastico. I vertici della Cei hanno avocato a sé ogni cosa, spirituale e temporale”.
Con l’intuizione del “progetto culturale” – studiato per la “rivendicazione del cattolicesimo come portato culturale e civile della nazione” – Ruini, secondo “Il Regno”, ha “rivendicato una leadership nella cultura pubblica”: “Il processo di ecclesiasticizzazione ha comportato naturalmente un concomitante processo di centralizzazione e di clericalizzazione all’interno della chiesa italiana”.

“Se, teoricamente, rimaneva intatta la dichiarazione di equidistanza tra le coalizioni, così come richiede anche lo schema bipolare che necessita di una relazione almeno non ostile, se non amica, tra la chiesa e le due parti politiche – continua l’analisi di Brunelli – nei fatti la Cei ha finito per fare pendere la bilancia a favore del centrodestra. Finché i vertici ecclesiastici hanno potuto gestire un ruolo trainante e di leadership culturale sul centrodestra, la vicinanza al centrodestra non ha presentato costi particolari. Ma una volta saltato lo schema coalizionale del quale faceva parte ed era referente principale l’Udc, e sostituito vittoriosamente da Berlusconi con lo schema bipartitico, ai vertici della Cei si sono presentati i giorni del disagio, se non della subalternità “.
Fino al punto che “ogni critica, da qualunque livello dell’area cattolica provenisse, è diventata un affare di stato, o meglio, di rapporti istituzionali tra chiesa e stato. E’ prevalso il modello del realismo politico nel quale leggi e regolamenti si contrattano”.

“Sconfitti i cattolici democratici e smarrita la possibilità  della linea clerico-moderata – continua il vicedirettore – rimane ben poco del cattolicesimo politico. Quel che prevale è la linea concordataria, gestita dalla segreteria di stato. Ma il Concordato, che assieme al Trattato lateranense ordina la materia dei rapporti tra stato e chiesa in Italia, non può che imporre di per sé una relazione ispirata alla collaborazione e all’armonia, non allo scontro politico. Lo scontro tra la Cei e Berlusconi ha di fatto comportato un rafforzamento dello stato nel suo rapporto con la chiesa cattolica. Che questo sia accaduto sulle vicende del sexgate berlusconiano è solo uno dei paradossi della storia: il fatto che le dimissioni di Boffo, provocate dal centrodestra, abbiano rivelato la fine di una linea di politica ecclesiastica somiglia a una sorta di eterogenesi dei fini”. “Per uscire da una subalternità  pacificata della chiesa verso ogni governo – conclude Brunelli – è necessario che si ritrovi un diverso equilibrio di ruoli tra Segreteria di stato e Conferenza episcopale italiana rispetto a quello degli ultimi vent’anni e all’interno della chiesa si inauguri una nuova stagione della autonomia dei laici e del laicato, altrimenti per il cattolicesimo politico sarà  difficile riconoscere una nuova e possibile alba in un tramonto”.

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