CASSAZIONE: COMUNICAZIONE PERBENE, SI AVALLA MALCOSTUME IN TV

CASSAZIONE: COMUNICAZIONE PERBENE, SI AVALLA MALCOSTUME IN TV
(AGI) – Roma, 23 set. – “Abbiamo perso un’opportunita’. La sentenza della Cassazione purtroppo indirettamente avalla un malcostume televisivo che tende sempre piu’ ad espandersi su un malcostume sociale. E’ sotto gli occhi di tutti che tutti i giorni la logica del conflitto, dell’offesa e’ diventata la prassi del confronto, della dialettica e della retorica”. E’ quanto sottolinea Saro Trovato, presidente dell’associazione ‘Comunicazione Perbene’, commentando la pronuncia della Suprema Corte sugli insulti tra concorrenti sui reality show. “Fermo restando che i giudici hanno vagliato tutte le circostanze, e non ci preme entrare nel merito del risarcimento – spiega Trovato – l’avallare un cattivo comportamento potrebbe rivelarsi un segnale pericoloso per l’educazione e il buon gusto del Paese. La tv trasmette valori, fa cultura e crea modelli di comportamento, o almeno dovrebbe. Secondo molti autorevoli esperti la televisione e’ oggi una delle istituzioni pedagogiche piu’ importanti, forse piu’ della famiglia e della scuola. Se da domani passa la logica del tutto e’ concesso il danno sarebbe di una tale entita’ da superare qualsiasi ‘logica’ di risarcimento”. Il presidente di ‘Comunicazione Perbene’ osserva poi come “gia’ la televisione la scorsa stagione e’ diventata la culla dell’insulto, della rissa e da oggi puo’ farlo anche in maniera piu’ spinta: solo per dare qualche dato relativo alla scorsa stagione ogni 8-10 minuti si assisteva ad un insulto, ogni giorno, solo sulle principali reti Rai e Mediaset, ci sono in media 40 ore di programmi da bollino rosso, 33 le ore dominate dalla rabbia che puntualmente sfociano in insulti e in vere e proprie risse”. La sentenza, secondo Trovato, “al di la’ della questione in esame forse doveva tener conto del fatto che le conseguenze potranno avere degli effetti decisamente dannosi per la popolazione del Paese. La tv – rileva in una nota – deve creare dei modelli e dei valori perbene, e su cio’ che dovrebbero fare forza i responsabili dei palinsesti. Cosa che accade sempre piu’ di rado e forse la fuga della pubblicita’ da alcuni programmi e alcune reti e’ una conseguenza non solo della crisi economica, ma dell’offerta televisiva. Tutti noi abbiamo il diritto di proteggere i nostri bambini e in generale tutti i soggetti deboli”. La sentenza, conclude Trovato, “puo’ avere degli effetti devastanti per la salvaguardia di una tv che dovrebbe invece sempre piu’ puntare sulla qualita’ e che oggi invece e’ ‘autorizzata’ a produrre programmi spazzatura. Davanti alla tv non ci sono solo adulti, o autorevoli esperti di scienze umane, ma infinite categorie di persone, tra questi i bambini, che possono da questo momento percepire come lecito adottare atteggiamenti oltraggiosi e aggressivi”.

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