Fondi all’editoria

Legge finanziaria 2010; ddl n. 2936-A – Come ogni anno, nella legge finanziaria sono stati inseriti dei limiti all’erogazione dei contributi alle testate di partito e a quelle no profit. E puntualmente il Parlamento si è messo al lavoro per ottenere le correzioni in un successivo provvedimento: il ddl Sviluppo a gennaio se non già  il cosiddetto decreto milleproroghe entro la fine dell’anno.
È bastata una telefonata del presidente della Camera, Gianfranco Fini, al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per risolvere la questione dopo le immeditate polemiche suscitate dalla decisione che avrebbe messo a rischio un settore che impiega circa il 19% dei giornalisti italiani. Tremonti ha però posto dei paletti: i contributi ci saranno, ma verrà  fatta anche una scrematura. Le testate storiche, quelle che hanno un radicamento in edicola (e anche delle vere redazioni con giornalisti e poligrafici regolarmente assunti), possono dunque tirare un sospiro di sollievo. Ma per quanto? Il nodo politico sta tutto in questo interrogativo. In mancanza di un regolamento dell’editoria (ancora in attesa del via libera da parte del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari competenti) con quest’ultima mossa il governo è riuscito a ribadire ciò che più gli premeva: i contributi non sono un diritto, bensì una concessione del ministero. Ed è questa impostazione a essere contestata. Perché vincolando, come è stato fatto in Finanziaria, le provvidenze alla disponibilità  del fondo editoria si è di fatto cancellato il diritto soggettivo al contributo e dunque la possibilità  di ottenere dalle banche un’anticipazione del credito vantato nei confronti dello Stato, senza la quale per molte testate politiche e cooperative il rischio chiusura si fa concreto.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 401 – dicembre 2009

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