Lavori in corso – ‘Prima’ n. 401, dicembre 2009

Fondi all’editoria Legge finanziaria 2010; ddl n. 2936-A – Come ogni anno, nella legge finanziaria sono stati inseriti dei limiti all’erogazione dei contributi alle testate di partito e a quelle no profit. E puntualmente il Parlamento si è messo al lavoro per ottenere le correzioni in un successivo provvedimento: il ddl Sviluppo a gennaio se non già  il cosiddetto decreto milleproroghe entro la fine dell’anno.
È bastata una telefonata del presidente della Camera, Gianfranco Fini, al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per risolvere la questione dopo le immeditate polemiche suscitate dalla decisione che avrebbe messo a rischio un settore che impiega circa il 19% dei giornalisti italiani. Tremonti ha però posto dei paletti: i contributi ci saranno, ma verrà  fatta anche una scrematura. Le testate storiche, quelle che hanno un radicamento in edicola (e anche delle vere redazioni con giornalisti e poligrafici regolarmente assunti), possono dunque tirare un sospiro di sollievo. Ma per quanto? Il nodo politico sta tutto in questo interrogativo. In mancanza di un regolamento dell’editoria (ancora in attesa del via libera da parte del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari competenti) con quest’ultima mossa il governo è riuscito a ribadire ciò che più gli premeva: i contributi non sono un diritto, bensì una concessione del ministero. Ed è questa impostazione a essere contestata. Perché vincolando, come è stato fatto in Finanziaria, le provvidenze alla disponibilità  del fondo editoria si è di fatto cancellato il diritto soggettivo al contributo e dunque la possibilità  di ottenere dalle banche un’anticipazione del credito vantato nei confronti dello Stato, senza la quale per molte testate politiche e cooperative il rischio chiusura si fa concreto.
Che una scrematura sia necessaria lo hanno rilevato anche i direttori delle testate di partito toccate dal provvedimento. Per Flavia Perina, deputato Pdl e direttore del Secolo d’Italia, “nella lista delle testate agevolate ve ne sono alcune che esistono soltanto per avere contributi”. E concorda anche la direttrice dell’Unità  Concita De Gregorio. Ma a risolvere la questione – è stato fatto notare nella conferenza stampa tenuta con la Federazione nazionale della stampa il 9 dicembre – doveva essere il nuovo regolamento stilato dal dipartimento per l’Editoria di Palazzo Chigi, che però ancora attende il varo definitivo.
Con la sua decisione Tremonti avrebbe dunque messo all’angolo anche il sottosegretario Paolo Bonaiuti, che del regolamento è l’ispiratore e che nei mesi scorsi si era personalmente impegnato a mantenere i contributi anche per il 2010. Ora la partita è invece nelle mani del ministero dell’Economia. Flavia Perina ha chiesto che la Fnsi sia presente al tavolo dove il ministero valuterà  le richieste di rimborso ed effettuerà  la scrematura. L’editoria di partito, ad esempio, assorbe circa il 10% delle provvidenze, nate proprio per sostenere la stampa politica, che come tale non veniva presa in considerazione dagli inserzionisti pubblicitari. Oggi invece Libero prende gli stessi contributi dell’Unità , e la maggior parte delle provvidenze viene assorbita dal rimborso per le spedizioni postali utilizzato soprattutto da grandi gruppi come Sole 24 Ore, Mondadori ed Espresso. Inutili sono stati i tentativi parlamentari di cancellare quest’ultimo contributo per le imprese editoriali quotate in Borsa.

Fondi tivù locali – Legge finanziaria 2010; ddl n. 2936-A – Se ci sono stati ritocchi in negativo per la carta stampata, una boccata d’ossigeno arriva invece per le televisioni locali. Dopo l’impegno del vice ministro alle Comunicazioni Paolo Romani (Pdl), è stato infatti ripristinato il fondo destinato al settore: in aggiunta agli 88 milioni già  stanziati, in Finanziaria sono stati concessi ulteriori 50 milioni alle tivù locali, che sono già  sul piede di guerra per il passaggio al digitale che starebbe mettendo a rischio molti canali.

Riforma per l’accesso all’Ordine dei giornalisti – Pdl n. 2393 – Con la relazione di Giancarlo Mazzuca (Pdl), promotore della proposta di riforma, in commissione Cultura della Camera è cominciato l’iter d’esame della proposta bipartisan che riforma la legge n. 63 del 1963 in materia di ordinamento della professione giornalistica. Firmata anche dai deputati Pino Pisicchio (ex Idv, ora Gruppo Misto), Sandra Zampa (Pd), Francesco Pionati (ex Udc, ora Misto), Giorgio Merlo (Pd) Giuseppe Giulietti (ex Idv, ora Misto), Roberto Rao (Udc), Matteo Salvini (Lega), Giancarlo Lehner (Pdl), Piero Testoni (Pdl), la proposta di legge prevede l’accesso alla professione soltanto per chi abbia conseguito una laurea specialistica con corso di pratica giornalistica disciplinato dall’accordo tra le università  e l’Ordine dei giornalisti; per chi abbia frequentato un master biennale post laurea sempre presso le università  convenzionate con l’Ordine; per chi si sia formato presso le scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine.
La riforma mette mano anche al meccanismo elettorale dei consiglieri dell’Ordine, riducendoli drasticamente, e istituisce la commissione deontologica (composta da nove consiglieri) che sarà  competente in materia disciplinare. Inoltre propone un Giurì per la correttezza dell’informazione.

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