GOOGLE: PECHINO, INTERNET APERTA PER CHI RISPETTA LEGGE/ANSA

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2010-01-14 13:40
GOOGLE: PECHINO, INTERNET APERTA PER CHI RISPETTA LEGGE/ANSA
PER IL SECONDO GIORNO IL MOTORE DI RICERCA FUNZIONA SENZA FILTRI
PECHINO
(di Beniamino Natale). (ANSA) – PECHINO, 14 GEN – Il governo cinese ha riaffermato oggi il suo diritto a controllare strettamente Internet, respingendo di fatto l’ultimatum del motore di ricerca americano Google, che ha annunciato che manterrà  le sue attività  in Cina solo se sarà  libero dalla censura. Ma la portavoce del ministero degli esteri Jiang Yu, in una delle regolari conferenze stampa bisettimanali, ha detto che in Cina “Internet è aperta” e che le compagnie straniere “sono le benvenute” su Internet se “agiscono in accordo con la legge”, lasciando aperto uno spiraglio a trattative che potrebbero essere in corso. Il direttore dell’ufficio stampa del Consiglio di Stato (il governo cinese) Wang Chen, in una nota, ha messo in guardia contro le “voci”, gli “attacchi dei pirati cibernetici” e la pornografia, senza mai nominare Google ma senza mai dare l’ impressione che Pechino sia pronta ad arretrare. “Il governo e i media – ha sostenuto – hanno la responsabilità  di plasmare l’ opinione pubblica”. Anche la compagnia americana ha proseguito sulla strada intrapresa ieri, lasciando i suoi siti – sia Google.com che la sua versione locale Google.cn – liberi dai filtri richiesti dalla legge cinese e gli internauti hanno avuto accesso ai siti “proibiti” come quello del Dalai Lama, il leader tibetano in esilio inviso a Pechino, e quelli dei dissidenti che denunciano il massacro del 1989 di piazza Tiananmen. Oltre ai siti politici e ad alcuni siti pornografici, la “Grande Muraglia di Fuoco” della censura cinese impedisce l’uso dei più popolari siti di comunicazione sociale come Youtube, Facebook e Twitter. Il vicepresidente di Google David Drummond, annunciando ieri la decisione della compagnia, ha denunciato una serie di attacchi di “pirati informatici” provenienti dalla Cina che hanno preso di mira i dissidenti e gli attivisti dei gruppi umanitari che usano le ‘piattaforme” di Google. Drummond ha aggiunto che Google è pronta a discutere col governo cinese “della base sulla quale potremmo gestire un motore di ricerca senza filtri in accordo con la legge, se questo è possibile”. La disputa sulla libertà  di espressione rischia di riflettersi negativamente sui rapporti tra Cina e Usa, già  tesi a causa dei problemi commerciali e delle divergenze sulla lotta di cambiamenti del clima. Dopo il segretario di stato americano Hillary Clinton, che ieri ha affermato di “attendere spiegazioni” dal governo cinese, oggi è stato il segretario al tesoro Gary Locke a chiedere alla Cina di garantire alle compagnie americane la “sicurezza” delle loro operazioni in Cina. Gli internauti cinesi appaiono divisi sulla vicenda. Mentre i blogger si sono schierati in maggioranza con Google e contro la censura, inscenando anche delle manifestazioni di solidarietà  davanti agli uffici di Google a Pechino, sui siti dei grandi giornali sono comparse dichiarazioni improntate al nazionalismo antiamericano. Un cittadino ha scritto “Google, metti i tuoi soldi dove hai messo la tua bocca e vattene fuori dalla Cina” sul sito del Global Times. Il blogger Qinjian ha invece affermato che …il peccato di Google è quello di darti le informazioni che cerchi, così come quello di Youtube é quello di darti l’ opportunità  di dimostrare quello che vuoi dimostrare”. (ANSA).
NT/ NIE S91 S0B QBXB