TV:DECRETO;OPPOSIZIONE ATTACCA,GOVERNO APRE A MODIFICHE/ANSA

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POL:TV
2010-01-14 21:29
TV:DECRETO;OPPOSIZIONE ATTACCA,GOVERNO APRE A MODIFICHE/ANSA
ROMANI,RISPETTATA DIRETTIVA UE MA MIGLIORABILI NORME AUDIOVISIVO
ROMA
(AGGIORNA E SOSTITUISCE PRECEDENTE SERVIZIO DELLE 19.45) (ANSA) – ROMA, 14 GEN – L’opposizione scende in trincea contro lo schema di decreto legislativo del governo in materia di tv e Internet che recepisce la nuova direttiva Ue, parla di “clamoroso eccesso di delega” e, con una lettera del capogruppo del Pd Dario Franceschini, si appella al presidente della Camera, Gianfranco Fini, per chiedere tempi più ampi per le commissioni parlamentari per esprimere il relativo parere. Il viceministro Paolo Romani respinge le critiche, sottolinea che la direttiva Ue è stata rispettata, ma apre anche a possibili modifiche delle norme relative alla produzione audiovisiva. Per l’opposizione, il provvedimento “riscrive le norme in materia di tv e Internet sulla base di una legge delega di 11 righe” e contiene, in particolare, un “colpo mortale alla produzione di cinema e fiction italiano”, un “evidente regalo a Mediaset” e “un giro di vite allarmante per la trasmissione di servizi audiovisivi su Internet”. In dettaglio, le contestazioni investono quattro punti. Primo, la produzione di cinema e fiction indipendente: vengono abolite – si spiega – le quote di trasmissione per le tv e quelle di investimento sono basate non più sul fatturato, ma sugli investimenti per la programmazione. Inoltre ‘cade’ il regolamento dell’Agcom che riconosceva ai produttori i diritti residuali. Produttori e attori ne chiedono il ripristino, invocano il reintegro delle quote e annunciano per martedì 19 gennaio uno sciopero del settore e presidi di protesta davanti alle sedi di Mediaset, Rai e Sky. Secondo punto, gli affollamenti pubblicitari: vengono limitati quelli per il satellite e ampliati quelli per Mediaset. Terza questione: si entra a piedi uniti – dice ancora l’opposizione – su un’indagine dell’Agcom sul possibile sforamento da parte di Mediaset del tetto del 20% dei programmi: il decreto stabilisce infatti che i programmi a pagamento e quelli ripetuti, ovvero i canali +1 o +24, non costituiscono palinsesti e quindi non vanno conteggiati. Infine, il giro di vite sul web: le trasmissioni che vanno su Internet vengono assimilate alla tv e devono soggiacere agli stessi obblighi. “Nessun eccesso di delega”, risponde Romani, che replica punto per punto alle critiche. Primo, la produzione audiovisiva: il governo garantisce “un sistema più remunerativo” per le imprese del settore, perché prevede come ‘obbligatorie’ le quote di investimento, calcolate sulla “quasi totalità  dei ricavi delle emittenti”. Le sottoquote per il cinema italiano, poi, non scompaiono, ma vengono demandate a un successivo regolamento, che si baserà  su un confronto con i soggetti interessati. Sui diritti residuali, invece, per Romani è “opportuno un ripensamento, magari da concordare con le parti interessate”. Su tutti questi aspetti, comunque, “sono ipotizzabili, qualora richiesti, interventi oltremodo migliorativi – assicura il viceministro – per le imprese di produzione cinematografica e televisiva”. Veniamo agli affollamenti pubblicitari. La riduzione graduale dei tetti orari per la pay tv, dice Romani, è “più che legittima” ed è “finalizzata a garantire il consumatore-utente”, che già  paga per fruire di un prodotto premium. Per quanto riguarda poi l’esclusione dei programmi in replica dal tetto del 20%, la nuova disciplina si limita a chiarire – spiega il viceministro – che alcuni tipi di contenuti (come i canali ‘+1’) non concorrono a determinare tale limite. Infine il web: è “la stessa direttiva – sottolinea Romani – a puntualizzare che siano assoggettati alle sue regole, tra gli altri servizi, anche i siti internet purché contengano in misura prevalente elementi audiovisivi non a titolo puramente accessorio, nonché il webcasting, ovvero la trasmissione televisiva su internet”. Il decreto, conclude il viceministro, “non intende censurare il diritto di informazione in rete e tantomeno incidere sulla possibilità  di manifestare le proprie idee e opinioni attraverso blog, social network”. (ANSA).
MAJ/ S0A QBXB