RAI: ZAVOLI,UN CANALE PER LA CULTURA E VINCERE DITTATURA AUDIENCE

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RAI: ZAVOLI,UN CANALE PER LA CULTURA E VINCERE DITTATURA AUDIENCE
(AGI) – Roma, 19 gen. – Qualita’ televisiva, servizio pubblico, canone Rai. Sono i temi al centro del seminario ‘Tv, societa’ e costume. La Rai come rappresentazione e traino della realta’ culturale, civile ed etica del paese’, organizzato dalla commissione di Vigilanza (e’ il secondo dei tre in programma) e che ha visto i protagonisti (tra cui Pippo Baudo, Maurizio Costanzo e Alessandro Baricco) dibattere sul ruolo dell’azienda pubblica. Non dimenticando il problema dell’evasione del canone. In apertura dei lavori, Zavoli ha letto il messaggio pervenuto dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale ha espresso l’auspicio che dall’incontro possano emergere “modalita’ idonee a rendere sempre piu’ matura e avanzata la funzione formativa ed informativa del mezzo televisivo”. Zavoli ha quindi sostenuto che “e’ fondamentale” la qualita’ televisiva a fronte del fatto che invece ormai tutto si uniforma “al criterio dei ‘grandi numeri'” e cosi’ “si e’ votato alle lusinghe della spettacolarita’”. A farla da padrone nella televisione di oggi e’ l’audience, ma secondo Zavoli bisognerebbe pensare piu’ al fatto che la Rai e’ servizio pubblico quindi, ad esempio, dovrebbe “rappresentare alla comunita’ i problemi del solidarismo non solo sociale ma quello piu’ arduo e raro della sensibilita’ popolare”. E ancora: la Rai come servizio pubblico dovrebbe essere il piu’ grande “laboratorio culturale e civile del paese” e per questo e’ lecito domandare alla politica di lasciare un’autonomia che consenta di “gestire la sfera imprenditoriale” oltre a “tutelare e produrre cultura e civismo”. (AGI) Sim/Vic (Segue)

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(AGI) – Roma, 19 gen. – In questa cornice, fondamentale e’ il ruolo che puo’ svolgere la cultura e considerando anche l’avvento del digitale terrestre – osserva Zavoli – adesso “si sono create le condizioni per abolire la dittatura dell’audience e per dare finalmente diritto di cittadinanza a quel patrimonio di prodotti culturali lasciati per anni negli archivi o ai confini del palinsesto”. Non solo. Il Parlamento dovrebbe “istruire un indirizzo mirante alla costituzione di un canale tematico che abbia nella cultura il suo carattere distintivo”. Zavoli si chiede: “Non sarebbe monco un ‘contratto di servizio’ che non includesse anche questo aspetto del servizio pubblico?”. Ma tutto questo si deve fare essendo consapevoli del peso che hanno le risorse economiche. Servizio pubblico significa anche informazione e “bisogna battersi perche’ ogni volta sia garantita la voce di tutti i soggetti chiamati in causa, rispettando cosi’ contestualita’ e trasparenza”. Quindi, conclude Zavoli: “Non e’ semplice chiedere ad una tv incline a difendere un criterio competitivo prevalentemente commerciale di dedicarsi, con pari efficacia, al problema della conoscenza, specie mentre si fa largo una legittima richiesta di ottimismo sociale, alla quale funzione culturalmente e civilmente garante del servizio pubblico non puo’ restare estranea. Il Paese trarrebbe grandi vantaggi da un progetto che prendesse il nome dalla sua qualita’: il servizio pubblico non ha solo obblighi formali verso gli italiani, ha anche dei principi da interpretare e trasmettere”. (AGI) Sim/Vic