RAI: BAUDO E COSTANZO,AUDITEL E POLITICA I MALI DELLA TV PUBBLICA

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RAI: BAUDO E COSTANZO,AUDITEL E POLITICA I MALI DELLA TV PUBBLICA
(AGI) – Roma, 19 gen. – Rilanciare la Rai come servizio pubblico in nome della qualita’. A dibatterne sono gli stessi protagonisti della tv: da Pippo Baudo a Maurizio Costanzo, da Carlo Freccero ad Alessandro Baricco fino ad Aldo Grasso, che scrive di televisione ormai da anni, e Corrado Calabro’, presidente dell’Agcom. Per la Rai del 2010 i problemi sono tanti: c’e’ la dittatura dell’Auditel e c’e’ l’evasione del pagamento del canone. Per Pippo Baudo, l’Auditel e’ “stato un concetto devastante che ci ha abituato ai numeri e non ai concetti dei programmi”. Cosi’ alla fine, sostiene, “della qualita’ ce ne siamo fregati”. “La Rai – afferma il conduttore – e’ in un momento difficile perche’ la concorrenza e’ spietata. Se si vuole salvare la Rai – che non sta affondando ma qualche falla c’e’ – bisogna darle una fisionomia autonoma. Altrimenti andiamo a fare tutti lo stesso spettacolo”. Per Maurizio Costanzo, appena rientrato in Rai dopo anni di Mediaset, “la politica ha fatto del male alla tv, lo sappiamo tutti e facciamo finta di niente”. E poi, sottolinea, “rassegniamoci, la tv non e’ piu’ quella generalista e tra l’altro i giovani guardano altro, Internet e canali tematici. Non restiamo prigionieri di un sogno”. L’unica differenza, dice, “e’ tra chi fa buona televisione e chi la fa male”. (AGI) Sim/Vic (Segue)

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(AGI) – Roma, 19 gen. – Anche secondo Carlo Freccero “la tv e’ in crisi” ma “la sfida, la scommessa e’ espanderla sui media emergenti. Bisogna avere ottimismo e non compiacenza verso il male che abbiamo fatto”. Ma Baudo controbatte: “Io non capisco la morte della tv generalista. Non ci credo. Come possono i canali tematici uccidere la tv generalista che poi e’ un compendio di tutto?”. Nel dibattito interviene anche Aldo Grasso, critico televisivo. E lancia la sua provocazione: “Non c’e’ mai stata una tv bella come quella attuale” ma se parliamo di Rai, sostiene: “Io credo nel servizio pubblico, ma secondo me non esiste piu’ da 30 anni. E’ solo una leggenda che si tramanda da padre a figlio. Non esiste piu’, e’ solo una finzione che portiamo avanti”. E parlare di qualita’, cultura ed etica “mi fa venire i brividi: queste ormai sono carcasse verbali”. Tra l’altro, rincara la dose, “la Rai e’ un bottino di guerra dei vincitori e nella spartizione del bottino succede che i dirigenti siano scelti piu’ per fedelta’ che per competenza… Cosi’ il livello di competenza e’ sempre piu’ basso”. La scarsa qualita’ dei programmi? “Si da’ la colpa all’Auditel, ma in realta’ il problema e’ che non c’e’ nessuno in grado di fare programmi di qualita’”. Immediata la replica di Giancarlo Leone, vicedirettore della Rai che difende la competenza dei dirigenti Rai e che si dice “ottimista sul futuro della Rai, ma pessimista per quanto riguarda la regolamentazione finanziaria: nel 2009 ci sono 330 milioni di euro di programmi che non sono pagati dal canone, ma dalla pubblicita’. Bisogna finanziare la Rai in modo appropriato. L’azienda pubblica – ricorda – incassa un miliardo e 600mila euro dal canone, un miliardo dalla pubblicita’. E dalla lotta all’evasione potrebbero rientrare circa 500mila euro”. In ogni caso – conclude Leone – “non vedo all’orizzonte provvedimenti seri per far pagare meno il canone e farlo pagare a tutti”. (AGI) Sim/Vic