Una generazione sta uscendo di scena

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Erano mesi che si rincorrevano le voci su cambi di management a Publicis, Jwt e Saatchi & Saatchi, ma non accadeva nulla di ufficiale: poi, prima di Natale, sono arrivate le comunicazioni formali.
Da Saatchi & Saatchi a fine dicembre è uscito Jonathan Grundy, dopo più di 20 anni di lavoro. Rimane, per ora come amministratore delegato unico, il suo dioscuro storico, Fabrizio Caprara. A Saatchi sembra sia già  arrivato da Londra Giuseppe Caiazza, che dovrebbe di minima prendere la responsabilità  di Toyota, grande cliente internazionale della maison, che finora era stato lasciato libero di fare ciò che voleva in Italia, per permettere a Saatchi di gestire, anche se in coabitazione con Publicis, Renault fino a pochi anni fa un cliente più grande e remunerativo di Toyota. Oggi Toyota ha più appealing di Renault, e Publicis e Saatchi sono diventate parenti. Più che logica dunque, anzi forse tardiva, la razionalizzazione con Renault da una parte e Toyota dall’altra.
Jonathan Grundy torna in Uk e francamente è un peccato che non abbia voluto o potuto riaccasarsi in Italia (si dice che fosse il candidato ideale per Publicis, ma che abbia preferito Londra), infatti è difficile trovare manager con un profilo umano e professionale come il suo.
Strana invece la storia di Publicis che ha definitivamente interrotto il rapporto con il suo amministratore delegato Giorgio Lodi. Fino a un anno fa Lodi era considerato il plenipotenziario per l’Italia di Maurice Levy, il gran capo della holding, e Publicis Italia era considerata un’agenzia in trend positivo, perlomeno fino alla vittoria nella gara Alitalia di febbraio scorso. Passano due mesi e tutto cambia, in negativo, incluso il coinvolgimento di un suo consulente in una vicenda di tangenti per il budget della Regione Lombardia.
Francamente rimango sempre stupito quando un manager dopo anni di lavoro viene scaricato così repentinamente. O c’è della grande ipocrisia (della serie: faccio finta di non vedere quello che non va, tanto quello che conta sono i risultati, ma se c’è qualche pericolo, io non c’entro nulla), o c’è una scarsa capacità  di comprensione e di controllo. Non so quale delle due ipotesi faccia fare più brutta figura al management della holding parigina.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 402 – gennaio 2010