PAR CONDICIO: CONDUTTORI IN PIAZZA, LITE VESPA-SANTORO/ANSA

PAR CONDICIO: CONDUTTORI IN PIAZZA, LITE VESPA-SANTORO/ANSA
SI MOLTIPLICANO ADESIONI A PROTESTA CONTRO STOP TALK SHOW RAI
ROMA
(di Elisabetta Malvagna) (ANSA) – ROMA, 2 MAR – A poche ore dalla manifestazione di protesta contro la decisione del cda Rai di cancellare i programmi d’informazione della tv pubblica fino al voto – prevista alle 19,30 davanti alla sede Rai di Via Teulada – si moltiplicano le adesioni e la polemica non accenna a spegnersi. Alla protesta di piazza organizzata da Usigrai e Fnsi per contestare il silenzio dei talk show hanno aderito anche l’Udc, l’Idv, diversi esponenti dell’opposizione, la Cgil e le Acli, oltre al popolo viola, i comitati BoBi (Boicotta il Biscione) e Liberacittadinanza. Intanto, oggi nuovo botta e risposta a distanza tra Bruno Vespa e Michele Santoro, pure accomunati dalla sospensione di Porta a porta e Annozero. Vespa definisce Santoro “l’Attila della par condicio” e spiega: “Con accenti diversi, l’ha massacrata nell’arco dei decenni. Vorrei che mi si dicesse in quale grande tv al mondo esiste un programma di prima serata in cui la vittima è costantemente la stessa parte politica, che stia al governo o all’opposizione”. Santoro ribatte: “Vespa è il mio Gerovital, mi sta facendo tornare ragazzino. Quando andavamo a scuola c’era sempre quel compagno di classe un po’ birbantello che indicava l’altro come responsabile delle marachelle. Ma noi ci battiamo anche per lui”. “Sono lieto di svolgere la funzione di Gerovital – controreplica Vespa -. Ho sempre difeso il compagno Santoro, anche quando fu sospeso dal famoso ‘editto bulgaro’ del 2001. Ma non mi sta bene che oggi per le marachelle ripetute di un alunno, venga sospesa tutta la classe”. E se il vice presidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl) sottolinea che “gli effetti della par condicio sono anche questi” e il vicepresidente della Vigilanza Giorgio Lainati afferma che “la Rai non può essere un far west”, il collega di partito Luca Barbareschi, vicepresidente della commissione Trasporti della Camera, annuncia: “Chiederò che questa delibera sia bloccata e che gli italiani non siano insultati in questo modo”. Contrario anche il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, che fa un appello al premier Berlusconi: “Quando è sceso in campo ha fatto un discorso di competitività  e di accesso: oggi non può diventare l’uomo del bavaglio e della censura. Spero si possa rimediare a questa politica ‘birmana’”. “L’on. Casini ha ragione – commenta Giorgio Merlo (Pd), vicepresidente della Vigilanza -. Non si può mettere il silenziatore sui temi che coinvolgono quotidianamente gli italiani. E questo senza ergere i conduttori di alcune trasmissioni a salvatori della patria”. Per il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, la Rai “deve andare in onda e deve dire che questo regolamento non va bene”. Critici anche Giovanna Melandri (Pd) e il capogruppo dell’Idv in commissione di Vigilanza, Pancho Pardi, che parla di “censura preventiva inaccettabile per la nostra democrazia”, mentre David Sassoli, Nichi Vendola, Rita Borsellino e Luigi Zanda, si rivolgono ai presidenti delle Camere e alle autorità  di garanzia perché intervengano per “liberarci dal bavaglio imposto dal governo al Cda Rai”. E il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Lorenza Del Boca, avverte: lo stop agli approfondimenti “rappresenta un colpo mortale all’informazione e all’autonomia dei colleghi”. Sul fronte Rai, mentre il consigliere d’amministrazione Nino Rizzo Nervo ritiene che con questo provvedimento l’azienda “perde credibilità , ascolti, pubblicità  e fa un favore ai concorrenti”, il direttore di Raiuno Mauro Mazza si limita a dire: “Le decisioni dei vertici della Rai si applicano, non si commentano”. (ANSA).
MV/ S0A QBXB

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