Apc-Rai/ Berlusconi indagato a Trani,voleva ‘stoppare’ Santoro

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Minzolini:Non so nulla. Agcom:No censure preventive

Roma, 12 mar. (Apcom) – La prima e la più dura reazione all’articolo viene da Antonio Di Pietro, secondo cui il direttore del Tg1 e l’esponente dell’Agcom Giancarlo Innocenzi “andrebbero cacciati a pedate”. Dall’ex Pm parole dure anche contro il premier: “come Adolfo dal suo bunker – si sfoga il leader dell’Idv – così il dittatore Berlusconi cercava di condizionare l’informazione. Abbiamo presentato un’interrogazione urgente rivolta al premier per chiedergli con quale diritto si è arrogato il potere di condizionare un organi di controllo come l’Agcom chiedendo la chiusura di ‘Annozero'”.

Immediata la controreplica di Paolo Bonaiuti: “ancora una volta – fa notare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – spezzoni di ipotetiche intercettazioni, estrapolate da ogni contesto, vengono pubblicate con una palese violazione della legge, senza avere alcuna attinenza con i procedimenti dai quali derivano e senza avere alcuna rilevanza penale”.

Nel primo pomeriggio arriva anche l’autodifesa del direttore del Tg1: “non so di cosa si parla – dice Minzolini – non ho ricevuto nessun avviso di garanzia e quale è il reato? Berlusconi mi avrà  telefonato due o tre volte, non di più e comunque quanto Casini e gli altri… Siamo alla follia, credo di essere la persona più cristallina del mondo, quello che penso lo dico in tv”. A prendere le parti di Innocenzi, invece, pensa il presidente di Agcom corrado Calabrò. “L’Autorità  – sono le sue parole – non esercita censure preventive perché contrarie all’articolo 21 della Costituzione, rispetta la libertà  dei giornalisti, tutela il pluralismo dell’informazione. L’Autorità  parla attraverso i propri atti e questi atti dimostrano inequivocabilmente la sua indipendenza e autonomia di giudizio”. Come a dire: da noi nessuna censura preventiva.

Spiegazioni che non bastano non solo ad Antonio di Pietro, ma anche alla presidente del Pd Rosy Bindi. “Altro che Zimbabwe! Il direttore generale della Rai – afferma la parlamentare democratica – non dovrebbe lamentarsi per le pressioni che riceve evocando paesi più civili e seri del nostro. Solo nell’Italia prigioniera dell’invasivo conflitto d’interessi di Berlusconi si può leggere una storia come quella che ha raccontato Il Fatto quotidiano. Si conosceva – prosegue – l’insofferenza del premier al pluralismo delle idee e alla libera informazione. Ne abbiamo visti tanti frutti amari, dall’editto bulgaro fino all’ultimo blitz sulla ‘impar condicio’. Stavolta emerge la vergogna di pesanti e plateali condizionamenti condotti in prima persona dal capo del governo, proprietario della più importante azienda privata di comunicazione del Paese, a danno di trasmissioni del servizio pubblico come Annozero. Anche così si delegittimano le istituzioni. àˆ intollerabile servirsi di chi dovrebbe svolgere una funzione terza, di vigilanza sull’equilibrio e la correttezza del sistema delle comunicazioni, per mettere la mordacchia all’informazione più scomoda e più seguita delle reti Rai”.

Gic

121702 mar 10

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