PAR CONDICIO: ‘NO BAVAGLIO DAY’ DEI VERDI DAVANTI SEDE AGCOM

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PAR CONDICIO: ‘NO BAVAGLIO DAY’ DEI VERDI DAVANTI SEDE AGCOM
BONELLI, FAREMO CAUSA CIVILE CONTRO AUTHORITY E DG RAI
ROMA
(ANSA) – ROMA, 18 MAR – Un bavaglio gigante lungo dieci metri, sorretto da tante persone a loro volta imbavagliate: questa la scenografia che i Verdi hanno allestito sotto la sede dell’Autorità  per le comunicazione per il loro “no bavaglio day”, per protestare contro la chiusura dei programmi di approfondimento giornalistico della Rai, e contro “l’oscuramento” dei temi ambientali dai palinsesti dell’emittente pubblica. “In Italia si imbavaglia l’informazione – ha detto il presidente dei Verdi Angelo Bonelli – e quindi si imbavaglia la stessa democrazia. Non si parla più dei problemi reali del Paese, come il lavoro precario o l’inquinamento che danneggia la salute di migliaia di cittadini. Noi vogliamo dire ‘basta’ a questa situazione e al fatto che l’Autorità  per le comunicazione sia una ‘dependance’ di Palazzo Chigi. Proprio per questo chiediamo a Giancarlo Innocenzi (membro dell’Autorità  ndr) di dimettersi per decenza”. Bonelli sottolinea che dai palinsesti Rai “sono stati cancellati non solo i temi ambientali, ma interi pezzi di società , che non vengono rappresentati. Così Viale Mazzini viene meno ai suoi compiti statutari e anche costituzionali. Senza una corretta informazione – ha domandato il leader dei Verdi – come potranno scegliere i cittadini al momento delle elezioni?”. Di qui la richiesta alle televisioni estere presenti in Italia di organizzare dei “presidi democratici per raccontare all’Europa ed al mondo cosa sta accadendo nel nostro paese”. I Verdi, inoltre, preannunciano una causa civile milionaria contro la stessa Autorità  delle comunicazione e contro il Direttore generale della Rai: “oltre al fattore politico – sottolinea Bonelli – c’é anche un chiaro danno economico nel nascondere e occultare fatti, e quei pezzi di società  che rappresentano le istanze ambientali. Faremo una causa civile che non ha precedenti – ha concluso – se non nelle grandi ‘class action’ di migliaia di cittadini negli Usa”. (ANSA).
IA/ S0A QBXB