Basta! Torniamo alla verità 

Condividi

Sennò finisce male per il giornalismo, la politica e la gente, grida Gad Lerner in questa sua lunga intervista. E racconta   il retroscena sullo slittamento della puntata dell”Infedele’ dedicata all’inchiesta giudiziaria che coinvolge Fastweb e la Sparkle del gruppo Telecom. Una storia finita bene grazie a un sms…
Quando abbiamo realizzato questa intervista con Gad Lerner, mancavano tre giorni alla notizia che la Guardia di finanza di Bari, indagando su un ‘normale’ traffico di carte di credito, aveva intercettato clamorose telefonate che – se ne fosse confermata l’autenticità  – mostrerebbero le pressioni pesanti e dirette del premier Silvio Berlusconi sull’Agcom, attraverso il commissario Giancarlo Innocenzi, affinché l’Autorità  mettesse un freno ai talk show più sgraditi al governo, a cominciare da ‘Annozero’ di Michele Santoro. E il rapporto, altrettanto diretto e puntuale, tra il premier e il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, che gli anticipa, per esempio, il proprio editoriale contro l’attendibilità  del pentito di mafia Gaspare Spatuzza. Queste notizie, pubblicate il 12 marzo dal Fatto Quotidiano, non le conoscevamo ancora e non le conosceva neppure Lerner: le abbiamo commentate con lui in seguito, aggiungendole all’intervista mentre Prima era in chiusura. Ma è comunque impressionante constatare come l’allarme che il conduttore dell”Infedele’ aveva lanciato nei giorni precedenti, parlando di tg di regime e di un esperimento – quello della sospensione per un mese dei talk show televisivi – destinato in realtà  a durare assai più a lungo almeno nelle intenzioni del presidente del Consiglio, si sia rivelato drammaticamente esatto.
Sempre il 12 marzo, intanto, il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Telecom Media Italia (editore di La7) e di Sky contro l’estensione delle nuove regole sulla par condicio, e dunque del ‘bavaglio’, anche alle tivù private: le emittenti diverse dalla Rai potranno continuare a parlare di elezioni e di ogni altro tema: “È una decisione di buon senso che ci aspettavamo”, commenta Lerner, “ma resta il danno economico ingiustamente inflitto da un provvedimento illiberale a un’azienda come La7 che ha puntato tutto sull’informazione”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 404 – marzo   2010