L’evangelista

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L’eccesso di capacità  produttiva, la crisi economica e l’intervento pubblico, la saturazione dei mercati occidentali. E poi la sensibilità  ecologica e la sostenibilità , che non sono più vissuti come valori opzionali. In un mercato dell’auto che affronta i prossimi anni come quelli decisivi della selezione darwiniana dei competitor globali, il ruolo dei manager del settore si complica. Assieme alle ottimizzazioni industriali e all’innovazione tecnologica, prima del marketing e della pubblicità , contano – quanto mai prima d’ora – le variabili della politica e della macroeconomia. Diventa essenziale la capacità  di anticipare e orientare le scelte dei governi su energia e mobilità , di muoversi in sintonia con la società .
Su questi temi i grandi costruttori internazionali mostrano di avere filosofie diverse. C’è chi pare credere che il processo di affrancamento dal modello attuale sarà  relativamente lungo, scandito da una serie di tappe di progressivo avvicinamento all’obiettivo dell’impatto zero. C’è invece chi, come fa Renault, si dichiara oramai convinto che la risposta giusta alla sfida del cambiamento sia quella dell’auto elettrica e sottolinea che la prospettiva può essere molto più vicina di quello che si crede.
Il 2009 è stato un anno particolare per il mondo in generale e per il mercato dell’auto in particolare. A livello globale le vendite del gruppo Renault sono calate del 3,1%. In Italia, con 92mila immatricolazioni e una quota di mercato del 4,3%, la casa automobilistica francese ha confermato le posizioni del 2008. Sono state buone le performance del marchio Dacia, che con 20.800 immatricolazioni è cresciuto in volumi del 150%, con una quota che passa dallo 0,4% dello scorso anno all’1% del 2009.
L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 404 – marzo 2010