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PROCESSO MEDIASET: ACCUSE DA HONG KONG, “PERQUISIZIONI ILLEGALI”

PROCESSO MEDIASET: ACCUSE DA HONG KONG, “PERQUISIZIONI ILLEGALI”
(AGI/AFP) – Hong Kong, 22 mar. – Due societa’ di Hong Kong hanno chiesto davanti a un tribunale dell’ex colonia britannica di riesaminare la legalita’ delle perquisizioni e del sequestro di documenti eseguiti dai pm milanesi il 18 gennaio 2007, nell’ambito dell’inchiesta sul premier Silvio Berlusconi per i diritti tv Mediaset 2. L’avvocato Gerard McCoy ha sostenuto che nel richiedere l’autorizzazione a perquisire gli uffici delle fiduciarie cinesi del produttore di Hollywood, Frank Agrama (per i pm “socio occulto di Berlusconi”) nelle societa’ Harmony Gold e Wiltshire Trading, il pm Fabio De Pasquale uso’ argomenti “fuorvianti e pieni di omissioni e contraddizioni”. In particolare i pm milanesi avrebbero convinto le autorita’ cinesi e di Hong Kong parlando di accuse di tangenti “per 170 miliardi di dollari, quando la somma era in realta’ inferiore al milione”. “Un fantasma aleggia su Hong Kong, la prossima volta potrebbe essere la Cia a infilarsi in incognito nelle sue case private e nei suoi uffici”, ha avvertito l’avvocato McCoy.
Le perquisizioni a Hong Kong – che avevano riguardato anche le societa’ CS Secretaries e Loong Po Management – avevano suscitato accese polemiche, al pari di quelle ordinate sempre nel 2007 da De Pasquale a Los Angeles, nell’abitazione e negli uffici di Agrama. In quel caso la magistratura Usa aveva poi revocato l’autorizzazione e dato ordine di restituire i documenti sequestrati.
Il tribunale di Hong Kong aveva inoltrato una rogatoria all’Italia ai sensi della Convenzione dell’Aja del 1970 per chiedere di poter interrogare i pm milanesi, ma la richiesta era stata respinta. “Hong Kong mira a screditare, per finalita’ di difesa processuale, l’ attivita’ svolta da organi dello Stato italiano all’estero”, si erano difesi i pm. (AGI) Sar