Intercettazioni/ Ecco cosa prevedono gli emendamenti del Pdl

Intercettazioni/ Ecco cosa prevedono gli emendamenti del Pdl
Sanzioni minori per giornalisti ed editori, ‘silenzio’ per toghe

Roma, 1 giu. (Apcom) – Pubblicabilità  degli atti d’indagine non coperti da segreto per riassunto, riduzione delle sanzioni per gli editori, divieto di dichiarazione per i magistrati, autorizzazione da parte del giudice collegiale. Questi i tratti salienti dei nove emendamenti al ddl intercettazioni approvati oggi dalla commissione Giustizia del Senato, gli stessi presentati dalla maggioranza venerdì scorso.

Uno degli emendamenti presentati dal relatore prevede che, durante le indagini, possano essere pubblicati per riassunto gli atti il cui contenuto integrale resta comunque segreto finchè l’imputato non sia informato e non oltre la chiusura delle indagini preliminari. Divieto assoluto invece di pubblicazione delle intercettazioni, mentre il contenuto delle ordinanze di custodia cautelare potrà  essere reso noto dopo che il diretto interessato ne abbia avuto conoscenza.

Un’altra norma modifica le sanzioni a carico degli editori e dei giornalisti: le violazioni alle regole di pubblicazione vengono colpite con l’arresto fino a trenta giorni o l’ammenda da 1.000 a 5.000 euro per i giornalisti, mentre per quanto riguarda gli editori diminuiscono le pene rispetto al testo precedentemente licenziato dalla commissione e varieranno da un minimo di 25.800 ad un massimo di 309.800 euro. Sempre nell’ambito dell’informazione, gli ultimi emendamenti della maggioranza prevedono che il pm non possa rilasciare dichiarazioni. Inoltre, se una parte rifiuta il consenso non si potranno più effettuare riprese durante il dibattimento. I giornalisti professionisti e pubblicisti, ma non i free-lance, potranno invece riprendere o registrare una conversazione all’insaputa dell’interlocutore.

Ancora, sarà  possibile ricorrere alle intercettazioni solo in presenza di gravi indizi di reato, ma, con i nuovi emendamenti, il pm dovrà  produrre l’esistenza di specifici atti di indagine che provino la responsabilità  di chi è posto sotto controllo.
Inoltre, i pm dovranno chiedere l’autorizzazione a intercettare non più al gip, ma a un collegio composto da tre giudici.

Restano fuori dalla discussione, per ora, l’emendamento che riguarda l’obbligo di arresto in flagrante per le violenze sui minori e la norma transitoria che applica le disposizioni del nuovo testo anche alle inchieste in corso. Verranno discusse in una nuova seduta martedì 8 giugno alle 12.

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