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Intercettazioni/ Ok al Senato, ma restano molte polemiche sul ddl

Intercettazioni/ Ok al Senato, ma restano molte polemiche sul ddl

Pd lascia aula, Idv occupa. Protesta in piazza e sciopero stampa

Roma, 10 giu. (Apcom) – L’Aula di palazzo Madama ha approvato il ddl intercettazioni con 164 si, 25 no e moltissimi senatori che hanno abbandonato l’Aula per non partecipare a quello che la capogruppo del Pd ha definito “un voto di fiducia che manca di legittimità “. Eppure, nonostante le polemiche che non accennano a placarsi e con il popolo viola di nuovo in piazza daavnti al Senato durante le votazioni, il ddl si appresta, dopo un passaggio alla Camera che la maggioranza vorrebbe lampo, a diventare legge dello stato.

Di questo è contento il ministro della Giustizia Angelino Alfano: “oggi – sono state le sue parole fuori dall’Aula di palazzo Madama – abbiamo realizzato un punto del programma” elettorale del Pdl, approvando un testo che “ha la stessa filosofia di fondo di quello che fu varato in Consiglio dei ministri e raggiunge gli stessi obiettivi, anche se con mezzi diversi”. Ovvero, ha spiegato, è “un ottimo punto di equilibrio” tra la “necessità  di garantire la privacy dei cittadini” e l’esigenza “di condurre indagini approfondite”.

Eppure, non tutti sono contenti. Primi fra tutti i dipetristi, che hanno occupato nella notte l’Aula del Senato e che sono stati fatti sgomberare dal presidente prima del voto di stamattina.
“Ancora una volta – ha perciò tuonato il leader dell’Idv, Antonio di Pietro, in Transatlantico – maggioranza e presidente del Consiglio usano un atto di forza per rimuovere un ostacolo”.
Ormai, ha insistito l’ex pm, “in Parlamento c’è uno stato di illegalità  permanente”, dove la maggioranza “ha compiuto un atto di prevaricazione che nemmeno il fascismo…”.

Toni e condotta diversi, ma medesimo atteggiamento nei confronti del Ddl anche da parte del Pd. Questo testo, ha detto Finocchiaro annunciando l’uscita dei senatori democratici dall’Aula al momento del voto, “tutela meglio, molto meglio i criminali dei cittadini e uccide il diritto ad essere informati”. Quindi, meglio uscire dal palazzo e raggiungere il popolo Viola e la Fnsi, in protesta sotto il Senato, che “restare e partecipare al massacro della libertà  che comincia qui oggi”. Concorde sulla linea di Finocchiaro anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. “Siamo ormai al trentesimo voto di fiducia, ma questo – ha detto – è particolare perché riguarda una materia delicatissima. Il governo sta facendo un passo molto grave e serio: ha messo la fiducia in modo improprio e irrituale su un provvedimento che riguarda temi della legalità  e della democrazia”. I giornalisti sono i primi a mobilitarsi: sciopero per silenzio stampa nazionale il giorno del via libera definitivo di Monteciorio, probabilmente il 9 luglio

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Il 9 luglio sciopero dei giornalisti. Siddi: “battaglia!”

Roma, 10 giu. (Apcom) – In realtà , però, non è tutt’oro quel che luccica. In Senato non si erano ancora concluse le operazioni di voto che già  Farefuturo, il think tank fondato da Gianfranco Fini, sottolineava gli errori contenuti nel disegno di legge. “Si poteva fare di più e di meglio: si ha – è il testo della lettera aperta scritta dal direttore del giornale online della Fondazione – la brutta sensazione di fare la foglia di fico di una decisione che non piace” in particolare “sulle sanzioni agli editori, sulle intercettazioni ambientali e sui limiti temporali. E’ inutile nascondere questa delusione e questa insofferenza verso se stessi, verso un ruolo difficile, di persone che vogliono mettere in campo tutta la propria capacità  di moderazione, di dialogo, di compromesso per fare qualcosa di buono per il proprio paese dalla posizione in cui si trovano”.

Parole che, in ambiente politico, vengono lette da maggioranza e opposizione come un avvertimento: il passagio alla Camera, è il ragionamento che i più fanno da questa mattina, potrebbe non essere così lampo come previsto dai desiderata del governo. Forse per questo Alfano ha provveduto a ricordare a tutti che questo ddl “è rimasto nelle Aule due anni, tempo che – ha detto – mi sembra congruo a un lavoro di confronto tra maggioranza e opposizione. Mi sembra che abbiamo dimostrato disponibilità  e ragionevolezza parlamentare”, consentendo, con questa legge, “l’uso delle intercettazioni ma non l’abuso”.

Eppure, almeno i giornalisti non ne sono troppo convinti, visto che da più parti è stato proposto di listare a lutto i giornali e i siti d’informazione in segno di protesta e che la Fnsi ha proclamato una giornata di sciopero della categoria per il 9 luglio. Lo ha fatto sapere il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi: “Dovrà  coincidere con la giornata finale di discussione del ddl Alfano, quindi se sarà  altrimenti cambieremo la data”. Ma la mobilitazione del sindacato dei giornalisti, ha avvertito ancora Siddi, non si ferma allo sciopero. Bisogna “bloccare questa legge prima che diventi definitiva”, perchè “espropria i cittadini di un bene inalienabile, il diritto a sapere”. “Siamo solo all’inizio di una battaglia per la libertà  molto dura”, ha detto ancora Siddi, convinto che bisogna “impedire che si torni al regime del ’25”.