INTERCETTAZIONI: CRESCE LA PROTESTA DOPO IL SI’ DEL SENATO (IL PUNTO)

INTERCETTAZIONI: CRESCE LA PROTESTA DOPO IL SI’ DEL SENATO (IL PUNTO)
(ASCA) – Roma, 11 giu – Cresce la protesta il giorno dopo del si’ del Senato al voto di fiducia sul disegno di legge sulle intercettazioni che ora passa al vaglio della Camera. La Federazione nazionale della stampa (Fnsi) ha deciso di promuovere alcune iniziative ”per significare con immediatezza l’allarme grave che si pone non per questo o quel cittadino di destra o di sinistra ma per il corretto svolgersi del circuito democratico”. Uno sciopero dei giornalisti e’ stato fissato per il 9 luglio, data che pero’ potrebbe slittare se la Camera dovesse rinviare il proprio pronunciamento alla fine di luglio. ”Lo sciopero dovra’ coincidere con la giornata finale di discussione del disegno di legge”, ha dichiarato Franco Siddi, segretario della Fnsi. Il sindacato dei giornalisti ha in programma anche manifestazioni davanti alle sedi istituzionali delle varie citta’ e ha chiesto a editori e direttori di listare a lutto i giornali. Mobilitata anche la stampa cattolica, a iniziare dal settimanale ”Famiglia Cristiana”, con un appello firmato da decine di testate. La Fieg (Federazione degli editori) ha espresso la propria protesta chiedendo la pubblicazione di un comunicato con la veste grafica di un necrologio sui quotidiani. ”Il testo licenziato dal Senato non realizza l’obiettivo dichiarato di tutelare la privacy – si legge nella nota – ma ha semplicemente un effetto intimidatorio nei confronti della stampa. Ne sono dimostrazione le pesantissime sanzioni agli editori”. Sky Tg24 da ieri sera e’ listato a lutto, mentre l’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai) chiede alle testate del servizio pubblico di manifestare ”anche graficamente” la propria protesta contro il disegno di legge che regola le intercettazioni. Nei Tg della Rai di ieri sera e’ stato letto un comunicato dell’Usigrai che denunciava ”la discesa del silenzio di Stato sull’Italia”. Non e’ invece stato accolto l’appello lanciato da Carlo Verna, segretario del sindacato dei giornalisti Rai, che proponeva ai direttori dei Tg di ”consentire all’autore del servizio o al conduttore di evidenziare, finche’ la proposta Alfano non diventa legge, quando notizie date non saranno piu’ pubblicabili in futuro”. ”La Stampa” di oggi ha deciso di lasciare in bianco le rubriche quotidiane di Massimo Gramellini e Jena. Ezio Mauro, direttore di ”Repubblica”, spiega oggi ai suoi lettori ”il perche’ di una prima pagina bianca” che vuole testimoniare come ”ieri e’ intervenuta per legge una violenza nel circuito democratico attraverso il quale i giornali informano e i cittadini si rendono consapevoli, dunque giudicano e controllano”. ”L’Unita”’ ha la prima pagina listata a lutto. ”il manifesto” pubblica una vignetta di Vauro in cui la tradizionale battuta e’ uno spazio bianco. Tra le varie iniziative di protesta, Francesco Pardi, senatore dell’Idv, ha annunciato l’apertura di un sito web in Belgio per pubblicare alcune intercettazioni: ”Noi pensiamo che sia fondamentale rendere pubblico cio’ che e’ di interesse pubblico. Siccome la legge introduce un’omerta’ di Stato vera e propria, riteniamo nostro diritto andare contro l’omerta’ di Stato”. Quanto al testo approvato dal Senato, va ricordato che le intercettazioni sono possibili solo per i reati puniti con piu’ di cinque anni, oltre quelli contro la Pubblica amministrazione. I telefoni possono essere messi sotto controllo per 75 giorni al massimo. Se c’e’ necessita’, vengono concessi altri tre giorni prorogabili di volta in volta con provvedimento del Gip. Per i reati piu’ gravi (mafia, terrorismo, omicidio ecc.) le intercettazioni sono possibili per 40 giorni, piu’ altri 20 prorogabili. Quanto a divieti e sanzioni, gli atti delle indagini in corso possono essere pubblicati non tra virgolette ma con un riassunto. Gli editori che li pubblicano in modo testuale rischiano fino a 300 mila euro di multa. Le intercettazioni non sono pubblicabili fino a conclusione delle indagini. Gli editori che non ottempereranno al divieto saranno multati con 300 mila euro, che diventano 450 mila se si tratta di intercettazioni di persone estranee ai fatti. Colpiti dalle nuove norme pure i giornalisti: fino a 30 giorni di carcere o una sanzione fino a 10 mila euro, se pubblicano intercettazioni durante le indagini o atti coperti da segreto. Per quanto riguarda la cosiddetta ”norma transitoria”, le nuove regole si applicheranno ai processi in corso. Quindi, anche se sono gia’ state autorizzate intercettazioni con le vecchie regole, dovra’ essere applicato il tetto massimo dei 75 giorni. Chi passa alla stampa intercettazioni o atti coperti dal segreto istruttorio rischia da uno a sei anni di carcere. Le registrazioni effettuate di nascosto sono permesse solo ai giornalisti professionisti e pubblicisti: possono essere realizzate se riguardano l’interesse dello Stato o servono per dirimere controversie giudiziarie. Non sono piu’ permesse ”cimici” in casa o in auto per registrare le conversazioni degli indagati.

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