INTERCETTAZIONI: LA PROTESTA DEI GIORNALI, TRA PAGINE BIANCHE E LUTTI

INTERCETTAZIONI: LA PROTESTA DEI GIORNALI, TRA PAGINE BIANCHE E LUTTI
(ASCA) – Roma, 11 giu – Non poteva essere diversamente. Il giorno dopo l’approvazione al Senato del ddl intercettazioni i giornali italiani nella loro quasi totalita’ (quasi perche’ nei giornali per definizione vicini alla maggioranza di centrodestra l’argomento non viene portato in grande evidenza nelle aperture) titolano a nove colonne sull’argomento. Un tema, quello del disegno di legge sulle intercettazioni, che sta provocando reazioni molto forti da parte di magistrati e giornalisti (entrambe le categorie hanno proclamato sciopero) che vedono, nelle norme approvate da Palazzo Madama (ora il provvedimento passa alla Camera) una forte limitazione allo svolgimento dei rispettivi lavori. L’approvazione della norma ha messo, per una volta insieme, sul piede di guerra giornalisti ed editori, con questi ultimi che parlano – riferendosi evidentemente alle pesantissime multe per le proprieta’ dei giornali nel caso si dovessero pubblicare intercettazioni – di ”effetto intimidatorio nei confronti della stampa”. Solo alcuni giornali hanno scelto di evidenziare graficamente la protesta contro le nuove regole ma tutti esprimono nei loro titoli, pur con impostazioni diverse, la preoccupazione del mondo della stampa. I giornali che piu’ di altri vanno giu’ duri contro il ddl intercettazioni sono, in coerenza per’altro con l’atteggiamento sin qui tenuto, La Repubblica e Il Fatto Quotidiano. Il primo ha la prima pagina completamente bianca sotto la testata, con al centro l’ormai famoso post it giallo con su scritto ”La legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati”. Il direttore Ezio Mauro, nell’editoriale che occupa la seconda pagina anch’essa bianca, sottolinea ”la volenza intervenuta nel circuito democratico”. Una violenza ”consumata dal governo” che con il voto di fiducia con cui il ddl e’ stato approvato ha fatto passare ”una legge sulla liberta”’ dei cittadini di essere informati. Eloquente il titolo di apertura del giornale, che di fatto comincia dalla terza pagina: ”Rivolta contro la legge-bavaglio”. Da notare nell’occhiello il richiamo a Giorgio Napolitano: ”Chi mi chiede di non firmare parla a vanvera”, ha detto ieri il Capo dello Stato con chiaro riferimento alle sollecitazioni dell’Idv. Ed e’ proprio il giornale che fa riferimento ad Antonio Di Pietro, Il Fatto Quotidiano, l’altro che sceglie una protesta grafica evidente: la testata listata a lutto, con sopra scritto: ”Questo e’ un giornale listato a lutto per il colpo mortale inferto alla liberta’ dei cittadini espropriati del diritto inalienabile di sapere”. Il titolo di apertura e’, diciamo cosi’, una sorta di informazione di servizio: ”Legge criminale per i criminali ma con internet si puo’ aggirare – Potremo leggere le notizie vietate grazie al Web globale”. Nell’articolo di spalla dall’eloquente titolo ”Vi faremo un sito cosi”’, Peter Gomez spiega che il legislatore, nel vietare la pubblicazione di intercettazioni e di riprese non fatte da giornalisti, ”non ha fatto i conti con la tecnologia”. Nelle prossime ore, assicura, ”migliaia di file verranno inviati a siti esteri disposti a pubblicarli. Il Web, quando la legge verra’ approvata, diventera’ la nuova frontiera degli uomini liberi”. Il giornale non entra in polemica con Napolitano ma, in un fondo del direttore Antonio Padellaro, si dice certo che al momento della promulgazione della legge il Presidente terra’ conto che ”una legge criminale che aiuta i criminali e’ un insulto alla Costituzione”.

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