RAI: MASI DIFENDE TG1 E ATTACCA, NON SONO UN BANCOMAT

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RAI: MASI DIFENDE TG1 E ATTACCA, NON SONO UN BANCOMAT/ANSA
INCERTEZZA SU SANTORO E SAVIANO, ORDINANZA RUFFINI INFONDATA
ROMA
(di Michele Cassano) (ANSA) – ROMA, 16 GIU – Dopo la lunga premessa di ieri, è il giorno delle domande. In commissione di Vigilanza il direttore generale della Rai, Mauro Masi, a volte va giù duro, altre volte è più evasivo. Tanto che il presidente Sergio Zavoli lo incalza più volte. Prima sull’ipotesi di sostituzione di Corradino Mineo a Rainews con un direttore indicato dalla Lega. “Questione da discutere”, afferma il manager. “Risposta prevedibile”, replica il senatore a vita. Poi sul Tg1. “Che ne pensa – chiede Zavoli – dell’introduzione dell’effimero nella seconda parte del Tg1, tanto da suscitare la sensazione di una sorta di disimpegno su temi più rilevanti?”. Il dg difende prima Minzolini: “Il Tg1 è un telegiornale vivo, che segue i trend della società  e fa contaminazione di generi, che è il futuro delle televisione”. Poi gli ascolti della testata: “Il Tg1 soffre meno del Tg5 la crisi. Nei primi cinque mesi dell’anno ha perso l’1,3%, mentre il Tg5 ha perso l’1,8%”. Dati falsi, secondo il capogruppo Idv, Pancho Pardi, che assicura: “Il Tg5 perde sempre meno del Tg1, indipendentemente dalle cifre assolute”. Su Santoro Masi è costretto a dire qualcosa di più rispetto a ieri: il caso non è chiuso e la parola fine sarà  messa solo dopo un passaggio formale in cda. Anche sul programma di Fazio e Saviano, Vieni via con me, è necessario discutere. Andrà  in onda il lunedì o il venerdì e non ci sarà  sovrapposizione con la Champions il mercoledì, ma niente si può ritenere scontato. Il dg Mauro Masi lo ripete ad alta voce: basta con le battaglie preventive dei direttori di rete, il tirare in ballo la libertà  di informazione per far pressione sui vertici aziendali, quando si tratta solo di libertà  aziendale. “Il dg non è bancomat – avverte -, le scelte vanno condivise”. Anche sul reintegro di Paolo Ruffini Masi non ci sta a passare per colpevole davanti all’opposizione che lo accusa di aver fatto fare “una figuraccia” all’azienda. “La decisione é stata presa non da me, ma da otto membri del cda – afferma -. L’ordinanza del giudice poi è completamente infondata e speriamo che venga modificata”. Il dg glissa sul futuro di Antonio Di Bella e, in generale, preferisce non parlare di nomine. Anche perché il pacchetto non sarebbe ancora pronto e domani non se ne dovrebbe discutere in cda. Più dettagli sul piano industriale. “Rainews è uno dei binari su cui investire – afferma ad esempio -. Puntiamo ad un grande valorizzazione perché possa diventare una sorta di agenzia per fornire servizi agli altri telegiornali che devono comunque rimanere autonomi”. Parole che fanno infuriare il cdr: “Masi non fa che aumentare la confusione, non accetteremo nessuno snaturamento del nostro ruolo di testata di informazione 24 ore su 24”. E non è l’unica voce allarmata sul piano industriale. Dopo i sindacati del personale giornalistico, ad ipotizzare lo sciopero è l’assemblea del Tg1, che affida tre giorni di sciopero al cdr, invitandolo ad aprire subito la trattativa con l’azienda. (ANSA).
CAS/ S0A QBXB