INTERCETTAZIONI: ALFANO, CONTRO MAFIA E TERRORISMO NON CAMBIA NULLA

INTERCETTAZIONI: ALFANO, CONTRO MAFIA E TERRORISMO NON CAMBIA NULLA
(ASCA) – Roma 17 giu – La riforma delle intercettazioni non modifica nulla nelle indagini dell’antimafia. Questo assicura il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in un’intervista che il settimanale Panorama pubblichera’ sul numero in edicola da domani. ”Contro mafia e terrorismo resta tutto com’e”’ dice Alfano, che proprio oggi interviene al Palazzo di vetro delle Nazioni unite di New York, come primo ministro della Giustizia italiano nella storia, nella celebrazione di Giovanni Falcone. ”E i reati cosiddetti satelliti o spia, cioe’ quelli da cui si puo’ avviare indagine per poi arrivare alla mafia – potenzialmente tutti – potranno essere intercettati anch’essi perche’ non un solo reato e’ stato sottratto al catalogo di quelli per i quali e’ possibile intercettare. Anzi, ne abbiamo aggiunto uno rispetto a quelli attualmente ammessi all’intercettazione e cioe’ lo stalking”. Nell’intervista a Panorama, Alfano rivendica gli eccezionali risultati della lotta alla mafia: ”In due anni” dice il ministro ”sono stati sequestrati dalle forze dell’ordine patrimoni criminali per 11 miliardi di euro. Sui latitanti la caccia e’ senza tregua e ogni giorno il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, riformula la classifica dei latitanti piu’ pericolosi, perche’ i componenti della top 30 o della top 100 vengono arrestati”. Sulle intercettazioni, sui tempi della riforma in discussione e sulle polemiche seguite alla dichiarazione del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha dichiarato ”Non c’e’ fretta…”, Alfano risponde: ”Questa e’ una legge che si trova in Parlamento da due anni: finora non abbiamo avuto fretta. E infatti siamo in ritardo nell’attuazione di un punto scritto chiaro e tondo nel programma”. Alfano parla anche del sovraffollamento delle carceri: ”Sono convinto” dice il ministro a Panorama ”che bisogna capovolgere la situazione per assicurare la certezza della pena dopo la condanna mentre la custodia cautelare, che arriva prima del processo e quando il reato e’ da dimostrare, non deve diventare una sorta di pena preventiva. Nelle nostre carceri, oggi, la presenza di detenuti in attesa di giudizio e’ del 44 per cento; e il 22 per cento e’ in attesa del giudizio di primo grado. Il tutto avviene in una grave condizione di sovraffollamento, caratterizzato dalla presenza di 24 mila stranieri: basta fare una semplice operazione matematica per capire che le nostre carceri sarebbero sufficienti se ospitassero solo la popolazione carceraria italiana. Anche a questo serviranno le nuove carceri in arrivo”. Infine, Alfano conferma a Panorama che in ottobre arrivera’ in Parlamento la grande riforma della giustizia: ”I tempi sono maturi” dice il ministro ”e i nostri argomenti sono solidi: non si puo’ immaginare di riformare il sistema giustizia senza intervenire anche sulla Costituzione per affermare che accusa e difesa sono pari nel processo e che il giudice deve essere equidistante. Offriremo al Parlamento un’ipotesi ragionevole per chi voglia far buon uso di ragionevolezza. Se dovesse esserci un’altra strofa della cantilena dei ”no”, saremmo comunque tenuti a realizzare il programma per il quale ci siamo impegnati con gli elettori”.

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