INTERCETTAZIONI:PRESSING DI BERLUSCONI,SCONTRO CON FINI

INTERCETTAZIONI:PRESSING DI BERLUSCONI,SCONTRO CON FINI/ANSA
MODIFICHE MA OK ESTATE, STOP PROVOCAZIONI;EX AN,FINGI NON CAPIRE
ROMA
(di Federico Garimberti) (ANSA) – ROMA, 22 GIU – Ora basta, cedere altro terreno significherebbe certificare la paralisi nella maggioranza. Un alto dirigente del Pdl attribuisce questo ragionamento a Silvio Berlusconi per spiegare il doppio messaggio inviato oggi dal presidente del Consiglio. Il primo ha come destinatario Gianfranco Fini al quale il premier, pur negando “guerre” con il cofondatore del Pdl, intima di finirla con le “inutili provocazioni quotidiane”. Il secondo messaggio, invece, sembra diretto al Quirinale ed è una risposta – seppure indiretta – all’auspicio di Giorgio Napolitano sul fatto che la maggioranza dovrebbe concentrarsi unicamente sulla manovra, rinviando la discussione in Aula sulle intercettazioni. Il Cavaliere però la vede diversamente: è convinto che ormai ddl è “in dirittura d’arrivo”, ma soprattutto ritiene che la coalizione sia perfettamente in grado di occuparsi non solo della manovra e delle intercettazioni, ma anche della riforma dell’università . Il tutto entro l’estate. Berlusconi, insomma, è intenzionato a non farsi più condizionare, né da Fini, né dai moniti del Colle. Convinto che l’apertura a modifiche sul testo del ddl sia più che sufficiente. “La stragrande maggioranza degli italiani è d’accordo con me sull’assoluta necessità ” di porre fine agli “abusi” sulle intercettazioni, premette il Cavaliere dalle pagine del settimanale ‘Oggi’. Del resto, rassicura, l’approvazione definitiva del provvedimento “ormai è in dirittura d’arrivo”. Date non ne fornisce, ma nel vertice con lo stato maggiore del Pdl, riunito dal premier per fare il punto sulla situazione, la linea che emerge è chiara: “Abbiamo messo a punto un calendario che consenta di approvare prima della pausa estiva il ddl intercettazioni, la riforma dell’università  e ovviamente la manovra economica”, scandisce uno dei tre coordinatori del partito, Denis Verdini. E per raggiungere questo risultato, aggiunge Ignazio La Russa, la maggioranza è pronta “ad un lavoro ferratissimo” anche in agosto. Anche se su questo Umberto Bossi nutre dei dubbi, visto che – dice il leader leghista – la data di approvazione definitiva “dipende” dal capo dello Stato. Quanto a Fini, il monito del Cavaliere è perentorio. Prima ‘scarica’ la responsabilità  delle tensioni sull’ex leader di An: “Fare la pace? Per fare la pace, prima ci deve essere una guerra e io non sono mai stato in guerra con nessuno”, premette. Poi lancia la stoccata: “In un grande partito si vota”, decidendo democraticamente a maggioranza, e visto che Fini “non ha mai contestato questa regola” se la si rispetta “senza strappi, senza inutili provocazioni quotidiane e senza uno stillicidio di polemiche continue, allora potremo portare a compimento” il progetto del Pdl. Parole che provocano la secca replica della terza carica dello Stato. “Berlusconi finge di non capire che non sono questioni personali, ma questioni politiche e che ogni giorno di più sono sotto gli occhi di tutti”, commenta Fini con i più stretti collaboratori, una volta lette le frasi del premier. Ma se i toni, almeno pubblicamente, restano ruvidi, dietro le quinte non si fermano i contatti fra le due anime del Popolo della libertà . Anche se ci sarebbero novità  per quanto riguarda gli interlocutori. Berlusconi, nel corso del vertice a palazzo Grazioli, avrebbe infatti acconsentito alla richiesta dei tre coordinatori di riprendere il filo del negoziato che, in queste settimane (forse anche per le competenze sul tema) era stato affidato più ad Angelino Alfano e Niccolò Ghedini che ai vertici del partito. Ora, come dimostra un lungo conciliabolo fra La Russa e il ‘finiano’ Italo Bocchino (svoltosi, forse non a caso, in un punto di Montecitorio decisamente esposto agli occhi dei giornalisti), tornerebbero in campo i coordinatori. E l’oggetto della mediazione, almeno stando a fonti della maggioranza, sarebbe più ampio del solo ddl e verterebbe su un’intesa – ancora tutta da definire – di lungo periodo che da un lato metta fine ai distinguo finiani e dall’altro riconosca la minoranza interna. (ANSA).
GMB/ S0A QBXB

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