VIDEOGIOCHI: STUDIO SFATA MITO, GIOVANI NON AMANO QUELLI VIOLENTI

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VIDEOGIOCHI: STUDIO SFATA MITO, GIOVANI NON AMANO QUELLI VIOLENTI
(AGI) – Roma, 25 giu. – Contrordine: i giovani non vanno matti per i videogiochi violenti, anzi spesso li rifiutano e preferiscono i piu’ sani giochi di sport o di fantascienza, meglio se in compagnia (reale o virtuale che sia). E’ quanto emerge da uno studio condotto dalla criminologa Antonella Pomilla, del Dipartimento di Scienze Psichiatriche de La Sapienza, presentato oggi al Sanit a Roma. L’indagine ha coinvolto quasi 220 studenti di Roma, dalla terza media all’universita’, divisi tra maschi e femmine, e ha chiesto loro di dichiarare che tipo di videogames preferissero e quanto tempo ci giocassero al giorno. “I risultati – confessa Pomilla – mi hanno sorpreso: mi aspettavo, anche tenendo conto del fatto che i questionari erano in forma anonima, la schiacciante vittoria dei giochi violenti, e l’emergere di numerosi casi in cui troppe ore erano dedicate alla consolle. Al contrario, i ragazzi hanno detto che i videogiochi non monopolizzano il loro tempo, e che preferiscono decisamente fare sport o uscire con gli amici”. E poi, i giochi violenti sono apprezzati solo dal 47% degli intervistati, mentre il 34%, oltre uno su tre, si dice fermamente contrario alla violenza nei giochi e il 19% ama un ‘pizzico’ di violenza ma solo non realistica (tipo sparare a mostri o alieni). “I ragazzi italiani – conferma la ricercatrice – amano soprattutto i ‘3D action adventures’, in cui si puo’ giocare con diverse personalita’ e muoversi in scenari non necessariamente violenti. E poi amano i giochi sportivi, di simulazione, di guida. Le ragazze prediligono i giochi tramite i social network, soprattutto su facebook. In entrambi i casi, si tratta di videogames che implicano un coinvolgimento di un altro gruppo di soggetti: le ragazze nel mondo virtuale del web, i maschi piu’ spesso in sfide con gli amici”. Non c’e’ la forma piu’ solitaria e di esclusione che tanto preoccupa gli esperti, insomma. Un fenomeno dovuto anche alla mentalita’ italiana? Non e’ da escludere. Tanto che ad esempio un gioco ultraviolento come ‘Rapelay’, in cui vince chi stupra piu’ persone (comprese mamme e sorelle), che ha spopolato in Giappone, da noi non e’ piaciuto affatto. In un altro studio presentato al Sanit da un’altra ricercatrice, Daniela Pescina, si e’ appurato che tutti i soggetti analizzati hanno trovato disgustoso il videogame, e non sono andati avanti nel gioco. (AGI) Pgi