RADIO: ALTO GRADIMENTO, TUTTO NACQUE DA HELLZAPOPPIN’

Condividi

RADIO: ALTO GRADIMENTO, TUTTO NACQUE DA HELLZAPOPPIN’ /ANSA
ARBORE & BONCOMPAGNI RACCONTANO I RETROSCENA DEL PROGRAMMA
ROMA
(di Elisabetta Malvagna) (ANSA) – ROMA, 29 GIU – Hanno scardinato le regole della radio, rivitalizzandola e dando voce al cazzeggio e alla totale improvvisazione: negli ultimi 40 anni in molti hanno cercato di imitare la follia e le trovate di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, inventori e mattatori di Alto Gradimento. Ma forse finora nessuno è riuscito nella difficile impresa. E forse pochi sanno che a ispirare Alto Gradimento fu un film americano del 1941: Hellzapoppin’, che faceva largo uso di non-sense e situazioni assurde, tanto da rendere l’espressione Hellzapoppin’ proverbiale. A rivelarlo all’ANSA è Arbore: “In Alto gradimento c’era un tipo di avanguardia e di ‘umorismo crazy’ mutuati in realtà  da Helzapoppin, un film che prendeva in giro il cinema. Siamo partiti da lì, anche se non abbiamo copiato. E’ stato però di ispirazione”, dice Renzo, che aggiunge: “Sotto sotto c’era anche la protesta contro l’impegno degli anni Settanta, che ci ossessionava. Erano gli anni della sinistra più a sinistra della sinistra. Non si rideva più, la risata era criminalizzata. Proponemmo un programma intitolato Musica e puttanate. Naturalmente fu bocciato”. Nacque così Alto Gradimento. “Oggi manca una trasmissione di vero cazzeggio – dice Arbore, reduce da un tour con l’Orchestra Italiana, con cui a settembre tornerà  in Cina – Sulla scia di Alto gradimento Fiorello ha inventato un altro programma, anche questo di grande evasione. Noi abbiamo inventato un prototipo, quello di due personaggi che con l’aiuto di bravissimi collaboratori, da Bracardi a Marenco, si divertivano a fare un programma di scatenata fantasia”. Negli oltre 10 anni di vita del programma, hanno inventato “un centinaio di personaggi, voci registrate da altri programmi, intromissioni, effetti sonori, tormentoni e jingle. Tutto ciò – spiega Arbore – che potesse esprimere la radio, che era ingessata, un sottoprodotto della tv, sembrava fosse superata dai tempi, così ancorata al copione, alle voci educate di annunciatori e annunciatrici, a regole, che abbiamo scardinato”. Per Arbore, Alto Gradimento “oggi è un prototipo che esiste in tutte le radio. Abbiamo inventato la ‘radio improvvisata’. Boncompagni diceva ‘gli americani improvvisano’, io mi sono fidato di lui. Abbiamo travasato in radio e nella tv l’improvvisazione jazzistica. Non scrivevamo una riga, affidandoci all’umore, alla fantasia, senza filo, a ruota libera. Abbiamo inventato il jazz della parola, avendo un background di cultura, goliardia, umorismo d’avanguardia”. “Eravamo gli autori di noi stessi – aggiunge Boncompagni – così come Bracardi e Marenco”. Ma il programma (di cui sono rimasi solo “alcuni reperti perché non sono stati conservati i nastri, che noi consegnavamo alla Siae invece del copione”, dice Arbore) si potrebbe replicare oggi? “Bisognerebbe avere energia, incoscienza, entusiasmo. E non rifarlo com’era, ma attualizzarlo”, risponde Arbore. I loro eredi? Forse Piero Chiambretti, come dice il direttore di Radio2 Flavio Mucciante? “Un po’ sì, lui discende da quella scuola lì”, risponde Arbore, che pensa anche a Elio delle Storie Tese. Anche se a suo avviso “i più vicini sono Lillo e Greg. Anche loro sono appassionati di musica e hanno i tormentoni, il gusto dei personaggi falliti, dei collegamenti fasulli, tutta la tematica di Alto gradimento, che agiva nei sotterranei della radio, ribaltando l’ufficialità “. Boncompagni invece fa il nome di Fiorello, “anche se ha un altro tipo di cifra umoristica, ma è molto bravo, anche lui improvvisa”. Su Lillo e Greg invece non concorda con il collega. E aggiunge: “La radio non ha più lo smalto che aveva una volta”. “Ora quasi tutti, anche i grossi talenti, dicono di discendere da Alto Gradimento – afferma Arbore – ma non lo dicono pubblicamente. L’importante è che lo dicano a me. I più generosi sono quelli della Gialappà s”. “Abbiamo razzolato in tutti i tipi di umorismo – continua Arbore -, da quello iperreale a quello istintivo di Bracardi, con Patroclo, le urla, le pernacchie, fino ai versi di Scarpantibus, gli interventi del fascista Catenacci, del maestro Torvajanica, studioso di musica folclorica, del dottor Marsala, funzionario Rai abbrutito dalla routine. O Li Pecuri, un contadino che voleva indietro le sue pecore fuggite per fare l’Intervallo, e la Sgarrambona: follia pura”. E chi non ricorda le voci manipolate da Tribuna elettorale per commentare notizie fasulle?. “Il massimo della volgarità  era la pernacchia – precisa Arbore – Abbiamo sempre voluto salvaguardare il gusto. E’ meglio il non detto che il detto, è la mia teoria”. “Abbiamo dato alla radio una bella bottarella”, aggiunge Boncompagni, che non vede la tv e non ascolta la radio: “E’ tutto omologato, standardizzato, noiosissimo”. Progetti futuri? “Ho in ballo alcuni inutili programmi televisivi”, risponde. (elisabetta.malvagna@ansa.it). (ANSA).
MV/ S0B QBXB