Dietro le quinte del ‘Corriere’

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Un paio di sberle così sonore nessuno se le aspettava in Via Solferino. Men che mai da parte di un direttore dallo stile impeccabile, pacato e caso mai un po’ sofferente. E invece Ferruccio de Bortoli, una volta tanto, ha alzato voce e mani e ha lasciato i segni di una bella cinquina sulla faccia di mezza redazione con una lettera lucida e grintosa (pubblichiamo il testo a pag. 86) in cui dice di averne le tasche piene della rigidità  dei giornalisti del Corriere della Sera, privilegiati, viziati, capricciosi e sostanzialmente incapaci di capire che il mondo attorno a loro sta cambiando, che la concorrenza alle costole è pronta a impalarli senza l’uso di lubrificanti, che i lettori e la pubblicità  sono in fuga mentre i new media stanno stravolgendo gli assetti e i profili delle aziende editoriali di mezzo mondo. Insomma, l’epoca delle penne d’oca è definitivamente chiusa. Chi lo capisce bene, chi non lo capisce è destinato ad affogare nelle proprie illusioni. La risposta sindacale non si è fatta attendere. Un calcio nelle parti basse all’azienda (e al direttore, si intende) e cioè due giorni di sciopero con altri tre nel portafoglio pronti a essere spesi alla prima nuova mossa spericolata del direttore. Non siamo alle barricate ma poco ci manca. Peccato che ora bisogna vedersela con il mercato che è diventato sempre più duro ma anche con chi, all’interno della redazione, giudica venuto il momento di ripensare a privilegi e sinecure. I giudizi in redazione sono tra i più contrastanti: c’è chi giudica la mossa di de Bortoli un modo per rafforzare la propria posizione nei confronti degli azionisti e chi invece pensa a uno sfogo esasperato per rilanciare una macchina organizzativa bloccata da incrostazioni di rendite di posizione stratificate.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 410 – Ottobre 2010